Sono bastate poche domande giuste per capire che l’Amministrazione comunale elargisce denaro dei cittadini montecchiesi a sostegno ed integrazione delle rette scolastiche della scuola parrocchiale a bambini residenti non a Montecchio ma nei comuni limitrofi. E non si tratta di cifre irrisorie considerando che alla San Domenico Savio sui 55 bambini accolti ben 35 non sono montecchiesi.
Facciamo un pò di conti, sulla base dei dati in nostro possesso: le scuole parrocchiali accolgono complessivamente 145 bambini nell’anno scolastico 2011/2012, di questi 46 ovvero il 32% dei frequentanti (1 su 3!), è residente in un altro comune.
Il contributo che il Comune ha dato a queste strutture scolastiche è stato nel 2011 di circa 76.000€ (previsto in crescita nel 2012) ovvero pari a circa 525€ a bambino. Peccato che il nostro Comune, per effetto della convenzione in essere, abbia integrato anche le quote dei frequentanti non residenti per un importo complessivamente di circa 24.000€.
La domande che ci poniamo sono: è giusto che i cittadini montecchiesi paghino con il proprio denaro anche l’integrazione e il sostegno per bambini non residenti? Ma soprattutto, sapendo delle difficoltà della scuola comunale, per la quale l’Amministrazione sta valutando diverse ipotesi più o meno pesanti di esternalizzazione, quanti progetti si potrebbero sostenere e realizzare se quei 24.000€ fossero destinati alla scuola comunale? Rifondazione Comunista auspica che l’Amministrazione, non essendo ad oggi in grado di soddisfare tutta la richiesta per i servizi 3/6 anni in totale autonomia, prenda però in considerazione di invertire la tendenza prediligendo il pubblico rispetto al privato; che soprattutto tuteli maggiormente i cittadini montecchiesi e la scuola pubblica, non sostenendo più economicamente i bambini non residenti frequentanti le scuole paritarie ed infine che modifichi in tal senso la convenzione che regola i rapporti tra il Comune e le scuole paritarie.
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
Via don P. Borghi, 10 - Montecchio Emilia (RE)
prc.montecchio@gmail.com
348 17.28.077
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domenica 29 gennaio 2012
Il tuo bambino vale meno se frequenta la scuola pubblica e paga anche per i non residenti
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venerdì 27 gennaio 2012
I profughi? Potrebbero essere una risorsa
Qualche giorno fa è stata sollevata dalla destra montecchiese una questione relativa ai profughi che il nostro paese ha accolto a seguito dell'inizio della guerra in Libia e che ha visto tantissime persone fuggire e lasciare con ogni mezzo quella terra tra agosto e settembre.
Non smentendosi, la destra ha trattato il tema, umano e delicato, con il solito approccio razzista ed intollerante: per la destra, chiunque arrivi nel nostro paese bisognoso di riscostruirsi una vita, è automaticamente un peso per la collettività autoctona.
Per questa ragione, alla consigliera Montanari e a Filippi non vale nemmeno la pena rispondere. Non per questo, però, non si può approvare quanto ha fatto l'Amministrazione montecchiese che ha trattato la questione con una modalità alquanto superficiale, prestando così il fianco alle accuse mosse da Montanari e Filippi.
La nostra Amministrazione ha tenuto all'oscuro la cittadinanza dell'arrivo dei profughi, li ha tenuti lontano e separati dal contesto cittadino e non ha iniziato con essi un percorso positivo e di valorizzazione; è ovvio che ciò non può che andare a finire male facendo percepire ai cittadini questi profughi come estranei dal paese, come emarginati, come un peso appunto. In altri comuni della provincia, sempre amministrati dal PD, questo va sottolineato, non solo i profughi sono stati accolti con il giusto spirito di solidarietà, ma le persone arrivate sono state presentante ai propri cittadini e non appena è stato possibile dal punto di vista burocratico, è stato chiesto loro di aiutare la collettività creando tra profughi e cittadini un reale legame umano e solidale. gli strumenti per fare ciò ci sono e sono a costo zero.
Sicuramente un maggior coordinamento tra amministratori avrebbe potuto far gestire molto meglio questa faccenda, trasformandola da un puro atto di solidarietà a opportunità per tutti di crescere come collettività e per queste persone, venute da lontano, una nuova opportunità di vita.
Come al solito ci sono molti modi di valutare una questione e prendere decisioni: la neutralità, il minimo indispensabile, il timore di deludere qualcuno e il tentativo di accontentare tutti con il risultato, scontato, di ottenere l'effetto contrario è il modo peggiore di amministrare.
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giovedì 26 gennaio 2012
27 Gennaio Giorno della Memoria ore 21 - Dal cancello secondario. Storie di ebrei
Dal cancello secondario
storie di ebrei a Napoli
(2003) a cura di Gabriella Gribaudi
per la regia di Alessandra Forni e Fabio Esposito
produzione Xila.
A un primo approccio superficiale Napoli appare quasi ai margini della grande persecuzione contro gli ebrei, poiché il primo ottobre 1943 le truppe alleate impedirono le grandi deportazioni che avvennero invece a Roma e in altre città d'Italia. Quest'idea permea, in pratica, il senso comune cittadino. Ma le leggi razziali furono applicate altrettanto duramente a Napoli e, come nel resto del paese, ebbero conseguenze immediate, drammatiche e furono causa di esiti funesti in molti casi.
Le storie di chi allora le subì ci introducono nella dimensione cittadina, rendendo percepibili e concreti i termini di una discriminazione e di una persecuzione che siamo abituati ad attribuire ad altri “più malvagi di noi”.
Dieci testimoni raccontano la discriminazione razziale e la persecuzione contro gli ebrei a Napoli, dalle leggi razziali del 1938 all'arrivo degli alleati.
L'esclusione dalle scuole e la formazione di una piccola classe per soli scolari ebrei nella scuola elementare Vanvitelli del Vomero, con gli alunni divisi e completamente isolati dagli altri.
La perdita del lavoro e le gravi difficoltà degli adulti. L'espulsione degli ebrei stranieri. Il lavoro coatto. La deportazione di coloro che dopo l'ottobre del 1943 si trovarono nei territori occupati dai tedeschi.
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sabato 24 dicembre 2011
Predica di Natale di Camillo Prampolini
pubblicato su "La Giustizia" il 24 Dicembre 1897
Quando i contadini e i giornalieri uscirono dalla chiesa, videro sulla strada un uomo che, salito su un tavolo e circondato da alcuni del villaggio, cominciò a parlare Si avvicinarono.
Era il giorno di Natale, e quell'uomo diceva: Siete voi cristiani?
Lavoratori! Ancora una volta voi avete festeggiata nelle vostre case e nella vostra chiesa la nascita di Gesù Cristo. Ma interrogate la vostra coscienza: siete ben sicuri di meritare il nome di cristiani? siete ben sicuri di seguire i principii santi predicati da Cristo e pei quali egli morì?
Badate! Voi vi dite cristiani, perché recitate le preghiere che vi insegnarono i vostri parenti; perché andate alla messa e alla benedizione; perché infine vi confessate, vi comunicate e osservate tutte le altre pratiche del culto cattolico.
Ma credete voi che questo basti per chiamarsi cristiani?
Voi non potete crederlo, o amici lavoratori. Non potete crederlo, perché diversamente - se si dovesse ammettere che il cristianesimo consista nelle sole pratiche del culto cattolico - si dovrebbe arrivare alla strana, assurda, ridicola conclusione che i primi e più devoti seguaci di Cristo e lo stesso Cristo in persona non furono cristiani!
I primi cristiani - Come furono perseguitati
Voi sapete, infatti, che quasi duemila anni or sono, quando Cristo cominciò a predicare la sua fede, non c'erano né curati, né parroci, né vescovi, né cardinali, né papi e neppure "chiese" nel senso che voi date a questa parola. Gesù - il figlio del povero falegname di Nazaret - andava per le vie e per le piazze a spiegare le sue dottrine.
Voi sapete che egli era quasi solo contro tutti; che lo seguivano soltanto degli umili popolani: dei pescatori, degli artigiani, delle povere donne e dei ragazzi; che i ricchi e i sacerdoti del suo paese, i farisei e gli scribi lo derisero dapprima come un matto e poi, quando videro che le sue idee si facevano strada, lo fecero arrestare come un perturbatore dell'ordine, come nemico della società e della religione: e - stoltamente iniqui, credendo di seppellire con lui il suo pensiero - lo trassero a morte, condannandolo al crudele e infamante supplizio della croce.
Voi sapete che per trecento anni i suoi seguaci continuarono ad essere vittime delle più feroci persecuzioni. Considerati quali malfattori; odiati nei primi tempi anche dal popolo, che in generale era ancora troppo ignorante, superstizioso ed incivile per comprendere il loro ideale; lapidati, gettati in pasto alle fiere, uccisi a migliaia, essi dovevano nascondere la loro fede quasi fosse un delitto: e per trovarsi insieme qualche ora tra fratelli, lontani dai nemici, a parlare delle loro dolci speranze, dovevano cercar rifugio sotto terra, nel silenzio solenne delle catacombe. Voi sapete che finalmente, dopo tre secoli di lotta, al tempo dell'imperatore Costantino - quando il loro numero fu cresciuto al punto che ormai quasi tutto il popolo era con loro, e i potenti si accorsero che le persecuzioni erano inutili - le persecuzioni cessarono.
E allora anche i ricchi, anche i re e gli imperatori e tutti vollero dirsi cristiani. E Cristo fu adorato come Dio.
Gesù Cristo e le preghiere
Sorsero appunto allora le prime "chiese", apparvero allora i primi preti, i quali poi andarono via via moltiplicandosi e introdussero l'uso della messa, della benedizione, della confessione e di tutte le altre cerimonie cattoliche, quali sono adesso.
Ma Gesù e i suoi primi e grandi discepoli non praticarono nessuno di questi usi. Anzi (sta scritto nel Vangelo) Gesù chiamava ipocriti quei tali che al suo tempo "amavano di fare orazione, stando ritti in piè" - com'egli diceva - "nelle sinagoghe e ne' canti delle piazze, per essere veduti dagli uomini". E insegnava che la sola cerimonia religiosa, la sola preghiera da farsi era il Pater noster, che ognuno doveva recitare solidariamente nella propria stanza.
Ora: vorrete voi dire, amici miei, che Gesù Cristo non era cristiano? Vorrete voi dire che non erano cristiani quei generosi popolani, padri vostri, che con lui, sfidando le persecuzioni e il martirio, furono i veri fondatori del cristianesimo?
Voi non direte certamente una simile assurdità.
Il "regno di Dio"
Ma allora perché furono cristiani quegli uomini, che pur non andavano a messa e non conobbero preti né chiese?
In che consiste dunque veramente la dottrina di Cristo? Quali erano i principii che egli predicava e che suscitarono tanto rumore e tanta guerra intorno a lui e a'suoi seguaci?
Eccoli qui, o lavoratori, i principii essenziali del cristianesimo, i principii che bisogna seguire se si vuole davvero essere cristiani. Gesù era profondamente convinto che gli uomini fossero tutti figli di uno stesso padre celeste: Dio; e Dio egli lo concepiva come un essere infinitamente giusto e buono.
Ora, come mai - egli si domandava - come mai esistono nel mondo tante ingiustizie? Come mai gli uomini sono divisi in ricchi e poveri, in padroni e schiavi? Come mai vi sono gli Epuloni viventi nel lusso e i Lazzari tormentati dalla più crudele miseria? È possibile che Dio - il padre infinitamente giusto e buono - voglia queste inique disuguaglianze tra i figli suoi?
No - egli pensava - evidentemente queste disuguaglianze derivano solo dall'ignoranza e dalla malvagità degli uomini. Dio non può volerle.
Certamente, Dio le condanna. Certamente, Dio vuole che gli uomini vivano come fratelli - distribuendosi in pace e giustizia la ricchezza comune - e non già vivano come lupi in lotta l'uno contro l'altro, godendo gli uni della miseria degli altri.
Dunque - diceva Gesù ai suoi compagni - noi dobbiamo far guerra a questo doloroso e brutto regno dell'ingiustizia in cui siamo nati; noi dobbiamo volere, fortemente volere il regno della giustizia, dell'uguaglianza, della fratellanza umana, perché questo è il regno che Dio vuole fra gli uomini; noi dobbiamo persuadere i nostri fratelli che esso è possibile e non è un sogno.
Dobbiamo trasfondere in loro la nostra fede, e il "regno di Dio" si avvererà....
Questo, o lavoratori, questo era il pensiero, e questa fu la predicazione di Cristo.
Un odio profondo per tutte le ingiustizie, per tutte le iniquità, un desiderio ardente di uguaglianza, di fratellanza, di pace e di benessere fra gli uomini; un bisogno irresistibile di lottare, di combattere per realizzare questo desiderio - ecco l'anima, l'essenza, la parte vera, santa ed immortale del cristianesimo....
Siete cristiani?
Ed ora ditemi: siete voi cristiani? lo sentite voi questo benefico odio pel male? lo sentite voi questo divino desiderio del bene? Voi che cosa fate per combattere il male? che cosa fate per realizzare il bene?
Perché - badate, amici miei! - voi potete anche andare in chiesa ogni giorno; voi potete ogni giorno confessarvi e comunicarvi; voi potete recitare quante preghiere volete; ma se assistete indifferenti alle miserie e alle ingiustizie che vi circondano, se nulla fate perché esse debbano scomparire, voi non avete nulla di comune con Cristo e i suoi seguaci, voi non avete capito nulla delle loro dottrine, voi non avete il diritto di chiamarvi cristiani...
Ebbene, in questo giorno di Natale, mentre voi festeggiate la nascita dei Nazareno, io che appartengo al partito socialista, sono qui a dirvi:
siate cristiani, o lavoratori, ma siatelo nel vero ed alto senso della parola!
Cristo non fu ascoltato
Il "regno di Dio" voluto da Gesù, non fu ancora attuato, Passati i pericoli dei primi anni del cristianesimo, molti vollero dirsi cristiani, ma quasi nessuno si ricordò de'principii di Cristo. Ed ora - voi lo vedete - le disuguaglianze e le miserie che egli ha combattuto sono più vive che mai. Il mondo è devastato e insanguinato dal sistema capitalista, che è il sistema dello sfruttamento, della speculazione, della concorrenza, della guerra.
E appunto perciò io dico a voi uomini e donne: siate cristiani - cioè combattete questo iniquo e barbaro sistema economico, frutto dell'egoismo individuale, che colpisce principalmente voi e i vostri fratelli di lavoro e che dissemina sulla terra lutti e rovine.
È venuto il tempo in cui il sogno di Cristo può essere finalmente realizzato. Basta che i lavoratori lo vogliano.
Lavoratori, organizzatevi!
Se i lavoratori dei campi e delle città si daranno la mano; se avranno fede nella giustizia; se comprenderanno che gli uomini sono uguali e che per conseguenza nessuno ha diritto di dirsi padrone di un altro e di vivere a spese altrui, ma tutti hanno l'obbligo di prendere parte al lavoro necessario alla via di tutti; se per vivere umanamente - cioè per diventare liberi, per non aver padroni e godere insieme l'intero frutto delle loro fatiche - i lavoratori, invece di vivere isolati e di farsi concorrenza, metteranno in pratica il precetto di Cristo: Amatevi gli uni cogli altri siccome fratelli, e formeranno dovunque le loro organizzazioni; allora, davanti alla loro crescente e sempre più capace organizzazione, le ingiustizie sociali scompariranno come si dileguano le tenebre dinanzi al sole che nasce. E sorgerà così il mondo buono e lieto della solidarietà umana agognato da Cristo, il "regno di Dio".
Lavorate a farlo sorgere, o lavoratori! Se non per voi, fatelo per i vostri figli; i quali - poiché li generaste - hanno bene il diritto che voi vi adoperiate in ogni modo, affinché non siano essi pure costretti a vivere la vita misera e serva che da secoli voi vivete. Unitevi, organizzatevi! per voi, per le vostre donne, pei vostri bambini; per la difesa dei vostri più indiscutibili diritti; per la redenzione doverosa della vostra classe!
Per voi e per tutti, o lavoratori, abbiate fede nel bene, sappiate volerlo, - sorgete, lottate perché la giustizia sia!
"Beati coloro."
Solo in questo modo voi potrete dirvi veramente seguaci di Cristo e raggiungerete la meta ch'egli intravvide e per la quale egli e mille martiri generosamente si sacrificarono. Lo disse Gesù istesso nel suo famoso "Discorso della Montagna". "Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perciocché saranno saziati"!
"Beati coloro che son vituperati e perseguitati per cagion di giustizia!" Prendete a guida della vostra vita queste parole, o amici lavoratori, e voi sarete.... socialisti.
Sì, voi sarete con noi, voi lotterete tutti al nostro fianco, perché noi socialisti siamo oggi i soli e veri continuatori della grande rivoluzione sociale iniziata da Cristo.
Siamo noi "gli assetati di giustizia". Siamo noi che, in nome dell'uguaglianza umana leviamo alta un'altra volta la bandiera dei poveri, dei diseredati, dei piccoli, degli umili, degli oppressi, degli avviliti, dei calpestati! Siamo noi che - innalzando un inno al lavoro produttore d'ogni ricchezza - annunziamo ai ricchi padroni del mondo il trionfo immancabile e il regno dei lavoratori; noi che ci sforziamo ad affrettare questo regno; noi i "vituperati e perseguitati per cagion di giustizia".
Era il giorno di Natale, e quell'uomo diceva: Siete voi cristiani?
Lavoratori! Ancora una volta voi avete festeggiata nelle vostre case e nella vostra chiesa la nascita di Gesù Cristo. Ma interrogate la vostra coscienza: siete ben sicuri di meritare il nome di cristiani? siete ben sicuri di seguire i principii santi predicati da Cristo e pei quali egli morì?
Badate! Voi vi dite cristiani, perché recitate le preghiere che vi insegnarono i vostri parenti; perché andate alla messa e alla benedizione; perché infine vi confessate, vi comunicate e osservate tutte le altre pratiche del culto cattolico.
Ma credete voi che questo basti per chiamarsi cristiani?
Voi non potete crederlo, o amici lavoratori. Non potete crederlo, perché diversamente - se si dovesse ammettere che il cristianesimo consista nelle sole pratiche del culto cattolico - si dovrebbe arrivare alla strana, assurda, ridicola conclusione che i primi e più devoti seguaci di Cristo e lo stesso Cristo in persona non furono cristiani!
I primi cristiani - Come furono perseguitati
Voi sapete, infatti, che quasi duemila anni or sono, quando Cristo cominciò a predicare la sua fede, non c'erano né curati, né parroci, né vescovi, né cardinali, né papi e neppure "chiese" nel senso che voi date a questa parola. Gesù - il figlio del povero falegname di Nazaret - andava per le vie e per le piazze a spiegare le sue dottrine.
Voi sapete che egli era quasi solo contro tutti; che lo seguivano soltanto degli umili popolani: dei pescatori, degli artigiani, delle povere donne e dei ragazzi; che i ricchi e i sacerdoti del suo paese, i farisei e gli scribi lo derisero dapprima come un matto e poi, quando videro che le sue idee si facevano strada, lo fecero arrestare come un perturbatore dell'ordine, come nemico della società e della religione: e - stoltamente iniqui, credendo di seppellire con lui il suo pensiero - lo trassero a morte, condannandolo al crudele e infamante supplizio della croce.
Voi sapete che per trecento anni i suoi seguaci continuarono ad essere vittime delle più feroci persecuzioni. Considerati quali malfattori; odiati nei primi tempi anche dal popolo, che in generale era ancora troppo ignorante, superstizioso ed incivile per comprendere il loro ideale; lapidati, gettati in pasto alle fiere, uccisi a migliaia, essi dovevano nascondere la loro fede quasi fosse un delitto: e per trovarsi insieme qualche ora tra fratelli, lontani dai nemici, a parlare delle loro dolci speranze, dovevano cercar rifugio sotto terra, nel silenzio solenne delle catacombe. Voi sapete che finalmente, dopo tre secoli di lotta, al tempo dell'imperatore Costantino - quando il loro numero fu cresciuto al punto che ormai quasi tutto il popolo era con loro, e i potenti si accorsero che le persecuzioni erano inutili - le persecuzioni cessarono.
E allora anche i ricchi, anche i re e gli imperatori e tutti vollero dirsi cristiani. E Cristo fu adorato come Dio.
Gesù Cristo e le preghiere
Sorsero appunto allora le prime "chiese", apparvero allora i primi preti, i quali poi andarono via via moltiplicandosi e introdussero l'uso della messa, della benedizione, della confessione e di tutte le altre cerimonie cattoliche, quali sono adesso.
Ma Gesù e i suoi primi e grandi discepoli non praticarono nessuno di questi usi. Anzi (sta scritto nel Vangelo) Gesù chiamava ipocriti quei tali che al suo tempo "amavano di fare orazione, stando ritti in piè" - com'egli diceva - "nelle sinagoghe e ne' canti delle piazze, per essere veduti dagli uomini". E insegnava che la sola cerimonia religiosa, la sola preghiera da farsi era il Pater noster, che ognuno doveva recitare solidariamente nella propria stanza.
Ora: vorrete voi dire, amici miei, che Gesù Cristo non era cristiano? Vorrete voi dire che non erano cristiani quei generosi popolani, padri vostri, che con lui, sfidando le persecuzioni e il martirio, furono i veri fondatori del cristianesimo?
Voi non direte certamente una simile assurdità.
Il "regno di Dio"
Ma allora perché furono cristiani quegli uomini, che pur non andavano a messa e non conobbero preti né chiese?
In che consiste dunque veramente la dottrina di Cristo? Quali erano i principii che egli predicava e che suscitarono tanto rumore e tanta guerra intorno a lui e a'suoi seguaci?
Eccoli qui, o lavoratori, i principii essenziali del cristianesimo, i principii che bisogna seguire se si vuole davvero essere cristiani. Gesù era profondamente convinto che gli uomini fossero tutti figli di uno stesso padre celeste: Dio; e Dio egli lo concepiva come un essere infinitamente giusto e buono.
Ora, come mai - egli si domandava - come mai esistono nel mondo tante ingiustizie? Come mai gli uomini sono divisi in ricchi e poveri, in padroni e schiavi? Come mai vi sono gli Epuloni viventi nel lusso e i Lazzari tormentati dalla più crudele miseria? È possibile che Dio - il padre infinitamente giusto e buono - voglia queste inique disuguaglianze tra i figli suoi?
No - egli pensava - evidentemente queste disuguaglianze derivano solo dall'ignoranza e dalla malvagità degli uomini. Dio non può volerle.
Certamente, Dio le condanna. Certamente, Dio vuole che gli uomini vivano come fratelli - distribuendosi in pace e giustizia la ricchezza comune - e non già vivano come lupi in lotta l'uno contro l'altro, godendo gli uni della miseria degli altri.
Dunque - diceva Gesù ai suoi compagni - noi dobbiamo far guerra a questo doloroso e brutto regno dell'ingiustizia in cui siamo nati; noi dobbiamo volere, fortemente volere il regno della giustizia, dell'uguaglianza, della fratellanza umana, perché questo è il regno che Dio vuole fra gli uomini; noi dobbiamo persuadere i nostri fratelli che esso è possibile e non è un sogno.
Dobbiamo trasfondere in loro la nostra fede, e il "regno di Dio" si avvererà....
Questo, o lavoratori, questo era il pensiero, e questa fu la predicazione di Cristo.
Un odio profondo per tutte le ingiustizie, per tutte le iniquità, un desiderio ardente di uguaglianza, di fratellanza, di pace e di benessere fra gli uomini; un bisogno irresistibile di lottare, di combattere per realizzare questo desiderio - ecco l'anima, l'essenza, la parte vera, santa ed immortale del cristianesimo....
Siete cristiani?
Ed ora ditemi: siete voi cristiani? lo sentite voi questo benefico odio pel male? lo sentite voi questo divino desiderio del bene? Voi che cosa fate per combattere il male? che cosa fate per realizzare il bene?
Perché - badate, amici miei! - voi potete anche andare in chiesa ogni giorno; voi potete ogni giorno confessarvi e comunicarvi; voi potete recitare quante preghiere volete; ma se assistete indifferenti alle miserie e alle ingiustizie che vi circondano, se nulla fate perché esse debbano scomparire, voi non avete nulla di comune con Cristo e i suoi seguaci, voi non avete capito nulla delle loro dottrine, voi non avete il diritto di chiamarvi cristiani...
Ebbene, in questo giorno di Natale, mentre voi festeggiate la nascita dei Nazareno, io che appartengo al partito socialista, sono qui a dirvi:
siate cristiani, o lavoratori, ma siatelo nel vero ed alto senso della parola!
Cristo non fu ascoltato
Il "regno di Dio" voluto da Gesù, non fu ancora attuato, Passati i pericoli dei primi anni del cristianesimo, molti vollero dirsi cristiani, ma quasi nessuno si ricordò de'principii di Cristo. Ed ora - voi lo vedete - le disuguaglianze e le miserie che egli ha combattuto sono più vive che mai. Il mondo è devastato e insanguinato dal sistema capitalista, che è il sistema dello sfruttamento, della speculazione, della concorrenza, della guerra.
E appunto perciò io dico a voi uomini e donne: siate cristiani - cioè combattete questo iniquo e barbaro sistema economico, frutto dell'egoismo individuale, che colpisce principalmente voi e i vostri fratelli di lavoro e che dissemina sulla terra lutti e rovine.
È venuto il tempo in cui il sogno di Cristo può essere finalmente realizzato. Basta che i lavoratori lo vogliano.
Lavoratori, organizzatevi!
Se i lavoratori dei campi e delle città si daranno la mano; se avranno fede nella giustizia; se comprenderanno che gli uomini sono uguali e che per conseguenza nessuno ha diritto di dirsi padrone di un altro e di vivere a spese altrui, ma tutti hanno l'obbligo di prendere parte al lavoro necessario alla via di tutti; se per vivere umanamente - cioè per diventare liberi, per non aver padroni e godere insieme l'intero frutto delle loro fatiche - i lavoratori, invece di vivere isolati e di farsi concorrenza, metteranno in pratica il precetto di Cristo: Amatevi gli uni cogli altri siccome fratelli, e formeranno dovunque le loro organizzazioni; allora, davanti alla loro crescente e sempre più capace organizzazione, le ingiustizie sociali scompariranno come si dileguano le tenebre dinanzi al sole che nasce. E sorgerà così il mondo buono e lieto della solidarietà umana agognato da Cristo, il "regno di Dio".
Lavorate a farlo sorgere, o lavoratori! Se non per voi, fatelo per i vostri figli; i quali - poiché li generaste - hanno bene il diritto che voi vi adoperiate in ogni modo, affinché non siano essi pure costretti a vivere la vita misera e serva che da secoli voi vivete. Unitevi, organizzatevi! per voi, per le vostre donne, pei vostri bambini; per la difesa dei vostri più indiscutibili diritti; per la redenzione doverosa della vostra classe!
Per voi e per tutti, o lavoratori, abbiate fede nel bene, sappiate volerlo, - sorgete, lottate perché la giustizia sia!
"Beati coloro."
Solo in questo modo voi potrete dirvi veramente seguaci di Cristo e raggiungerete la meta ch'egli intravvide e per la quale egli e mille martiri generosamente si sacrificarono. Lo disse Gesù istesso nel suo famoso "Discorso della Montagna". "Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perciocché saranno saziati"!
"Beati coloro che son vituperati e perseguitati per cagion di giustizia!" Prendete a guida della vostra vita queste parole, o amici lavoratori, e voi sarete.... socialisti.
Sì, voi sarete con noi, voi lotterete tutti al nostro fianco, perché noi socialisti siamo oggi i soli e veri continuatori della grande rivoluzione sociale iniziata da Cristo.
Siamo noi "gli assetati di giustizia". Siamo noi che, in nome dell'uguaglianza umana leviamo alta un'altra volta la bandiera dei poveri, dei diseredati, dei piccoli, degli umili, degli oppressi, degli avviliti, dei calpestati! Siamo noi che - innalzando un inno al lavoro produttore d'ogni ricchezza - annunziamo ai ricchi padroni del mondo il trionfo immancabile e il regno dei lavoratori; noi che ci sforziamo ad affrettare questo regno; noi i "vituperati e perseguitati per cagion di giustizia".
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mercoledì 14 dicembre 2011
13° Rapporto Sbilanciamoci! Le 100 Proposte
Ieri presso la Sala Ex Hotel Bologna del Senato si è tenuta la presentazione dell’annuale Rapporto Sbilanciamoci!. Proposte, analisi, soluzioni e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti, questo il tema centrale della discussione alla presenza di un nutrito gruppo di rappresentanti del terzo settore, della società civile e del mondo politico. Dopo l’introduzione di Giulio Marcon, portavoce della Campagna, sono intervenuti: Mauro Beschi, coordinatore Dipartimento Politiche Economiche della Cgil; Gianni Speranza, Sindaco di Lamezia Terme; Monica Frassoni, presidente del Partito Verde Europeo; Licio Palazzini, Arci Servizio Civile; Stefano Lenzi, Wwf; Maurizio Gubbiotti, Legambiente; Claudio Riccio, Rete della Conoscenza; e molti altri nomi dell’attivismo e dell’intervento sociale.
Con la stesura del 13° Rapporto, la Campagna Sbilanciamoci! non si è soffermata solamente sull’analisi critica dei contenuti della Legge di Stabilità e sul Bilancio dello Stato, ma su tutti i provvedimenti di correzione dei conti pubblici approvati nel corso del 2011 e che hanno effetti per quest’anno, ma anche per il 2012 e per il 2013.
Analisi quindi ma anche, e soprattutto, proposte di intervento, organiche e concrete, per fornire un valido sostegno all’economia, al lavoro e al welfare interventi che vanno nella direzione di una fuoriuscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della sostenibilità ambientale e di un nuovo modello di sviluppo.
Nella manovra economica non si trova alcuna traccia di interventi per il rilancio di un piano di investimenti pubblici, nessun intervento a difesa del lavoro e dei redditi, nessuna misura per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo del capitale umano.
Le risorse potrebbero esserci se si andassero a prendere i soldi dove ci sono e dove 30 anni di politiche neoliberiste li hanno portati sottraendoli al lavoro e all’economia: patrimoni, profitti, rendite, grandi ricchezze. Proprio quello che il governo in questi anni non ha fatto, beneficiando gli evasori con lo scudo fiscale e con l’allentamento di quelle misure di controllo (come la tracciabilità dei pagamenti e la cancellazione dell’elenco clienti–fornitori) che avevano permesso fino a tre anni fa una più efficace lotta all’evasione fiscale, contro la quale Sbilanciamoci! propone: il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, il divieto di pagamento in contanti oltre i 100 euro e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.
Tra le proposte che Sbilanciamoci!:
Lotta alla precarietà. Oggi, il 29% dei giovani sono disoccupati e tra chi lavora il 50% ha un rapporto di lavoro precario. Si propone un intervento per limitare la precarietà attraverso: a) la concessione di credito di imposta fino a 3000 euro l’anno per l’assunzione dopo due anni di rapporti di lavoro parasubordinati, b) la previsione di una indennità di disoccupazione del 60% per sei mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi.
Riduzione dei programmi arma. Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili FREMM, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro.
Tassa patrimoniale. In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbero entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.
Programma di piccole opere. Di fronte ai faraonici programmi di “grandi opere” che producono ingente spesa pubblica, scarsi benefici sociali e danni ambientali per il territorio (e business per poche imprese), si propone invece un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati – sociali, ambientali, urbanistici, ambientali – che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale, al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane. Si propone a questo scopo di chiedere la piena attuazione del Piano delle opere medio-piccole deciso in CIPE il 6 novembre 2009 che prevede dal 2010 al 2013 che vengano spesi nel triennio 413 milioni di euro degli 825 milioni di euro stanziati dal Comitato, a cui si chiede di aggiungere uno stanziamento di 500 milioni, da finanziare stornando la cifra corrispondente dagli stanziamenti previsti per le infrastrutture strategiche.
Fondo per la non autosufficienza. Oggi il livello delle politiche pubbliche per la non autosufficienza sono a livelli pressoché simbolici. Dal 2011 il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerrato. Chiediamo perciò il ripristino dei 400 milioni di euro (stanziati nel 2010 e cancellati nel 2011) per le politiche a favore delle politiche pubbliche per la non autosufficienza.
Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo. Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro.
Con la stesura del 13° Rapporto, la Campagna Sbilanciamoci! non si è soffermata solamente sull’analisi critica dei contenuti della Legge di Stabilità e sul Bilancio dello Stato, ma su tutti i provvedimenti di correzione dei conti pubblici approvati nel corso del 2011 e che hanno effetti per quest’anno, ma anche per il 2012 e per il 2013.
Analisi quindi ma anche, e soprattutto, proposte di intervento, organiche e concrete, per fornire un valido sostegno all’economia, al lavoro e al welfare interventi che vanno nella direzione di una fuoriuscita dalla crisi nel segno della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza, della sostenibilità ambientale e di un nuovo modello di sviluppo.
Nella manovra economica non si trova alcuna traccia di interventi per il rilancio di un piano di investimenti pubblici, nessun intervento a difesa del lavoro e dei redditi, nessuna misura per l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo del capitale umano.
Le risorse potrebbero esserci se si andassero a prendere i soldi dove ci sono e dove 30 anni di politiche neoliberiste li hanno portati sottraendoli al lavoro e all’economia: patrimoni, profitti, rendite, grandi ricchezze. Proprio quello che il governo in questi anni non ha fatto, beneficiando gli evasori con lo scudo fiscale e con l’allentamento di quelle misure di controllo (come la tracciabilità dei pagamenti e la cancellazione dell’elenco clienti–fornitori) che avevano permesso fino a tre anni fa una più efficace lotta all’evasione fiscale, contro la quale Sbilanciamoci! propone: il ripristino dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, il divieto di pagamento in contanti oltre i 100 euro e la reintroduzione del reato di falso in bilancio.
Tra le proposte che Sbilanciamoci!:
Lotta alla precarietà. Oggi, il 29% dei giovani sono disoccupati e tra chi lavora il 50% ha un rapporto di lavoro precario. Si propone un intervento per limitare la precarietà attraverso: a) la concessione di credito di imposta fino a 3000 euro l’anno per l’assunzione dopo due anni di rapporti di lavoro parasubordinati, b) la previsione di una indennità di disoccupazione del 60% per sei mesi per tutti i lavoratori subordinati che abbiamo almeno maturato un anno di versamenti di contributi.
Riduzione dei programmi arma. Chiediamo al governo italiano di non firmare il contratto per la produzione dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter. Chiediamo di cancellare i finanziamenti previsti per il 2012 per la produzione dei 4 sommergibili FREMM, dei cacciabombardieri F35, delle due fregate “Orizzonte”. Risparmio previsto: 783 milioni di euro.
Tassa patrimoniale. In questa crisi i ricchi non stanno pagando alcun prezzo. Anzi lo scudo fiscale e l’allentamento della lotta all’evasione fiscale li hanno ancora di più premiati. Il peso della crisi ricade interamente sulle fasce più povere della popolazione. Proponiamo perciò una tassa patrimoniale del 5 per 1000 sui patrimoni oltre i 500mila euro, con alcune correzioni di carattere progressivo (possibile grazie alla registrazione dei beni sulla dichiarazione dei redditi) sul prelievo. In questo modo potrebbero entrare nelle casse dell’erario una somma intorno ai 10miliardi e 500milioni di euro.
Programma di piccole opere. Di fronte ai faraonici programmi di “grandi opere” che producono ingente spesa pubblica, scarsi benefici sociali e danni ambientali per il territorio (e business per poche imprese), si propone invece un programma di “piccole opere” per il Mezzogiorno che riguardi interventi integrati – sociali, ambientali, urbanistici, ambientali – che possono andare dalla sistemazione della rete idrica locale, al recupero urbanistico dei piccoli centri, al risanamento ambientale di coste e aree montane. Si propone a questo scopo di chiedere la piena attuazione del Piano delle opere medio-piccole deciso in CIPE il 6 novembre 2009 che prevede dal 2010 al 2013 che vengano spesi nel triennio 413 milioni di euro degli 825 milioni di euro stanziati dal Comitato, a cui si chiede di aggiungere uno stanziamento di 500 milioni, da finanziare stornando la cifra corrispondente dagli stanziamenti previsti per le infrastrutture strategiche.
Fondo per la non autosufficienza. Oggi il livello delle politiche pubbliche per la non autosufficienza sono a livelli pressoché simbolici. Dal 2011 il Fondo per la non autosufficienza è praticamente azzerrato. Chiediamo perciò il ripristino dei 400 milioni di euro (stanziati nel 2010 e cancellati nel 2011) per le politiche a favore delle politiche pubbliche per la non autosufficienza.
Tassare i diritti televisivi per lo sport spettacolo. Come per la pubblicità, il business dello sport-spettacolo ha effetti distorsivi sul mercato e distoglie risorse dallo sport per tutti. Si propone pertanto di adottare il metodo francese di tassazione dei diritti televisivi per finanziare lo sport per tutti e la costruzione di impianti pubblici polivalenti. Con un’aliquota del 5% sul totale dei diritti versati si potrebbero raccogliere circa 40 milioni di euro.
Pubblicato da
Circolo Rifondazione Montecchio Emilia
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Etichette: Economia, Finanziaria, Politica Econimica, Sbilanciamoci
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