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08 maggio 2008

Cgil: addio contratto. Nel nuovo modello via l'aumento salariale

di Fabio Sebastiani

Come se il clima non fosse già abbastanza difficile a causa della "riforma della contrattazione", la notizia della sospensione dei dirigenti milanesi della Fiom ha avuto l'effetto di rendere l'apertura del Comitato direttivo nazionale della Cgil a dir poco incadescente. Il segretario generale Gianni Rinaldini ha abbandonato per protesta Corso d'Italia. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale, ha fatto girare un lungo comunicato in cui si leggono parole come «intimidazione politica», «metodi e forme estranee alla cultura dell'organizzazione», «atto autoritario ai limiti della violenza». Anche Nicola Nicolosi, leader di Lavoro Società, che nel corso della discussione ha presentato un documento alternativo (al quale non ha aderito la segretaria nazionale Paola Agnello Modica) a quello della maggioranza, di cui formalmente la sua area fa ancora parte, ha sottolineato la «sproporzione tra fatto specifico e sanzioni adottate». A questo punto i vertici della Fiom di Milano possono far ricorso ad un secondo grado di giudizio davanti a una Commissione di garanzia interegionale e a un terzo, a livello nazionale. Può darsi che tutto si risolva con un nulla di fatto. Ma il fatto politico, in un momento in cui in Cgil dovrebbe esserci spazio per un "sano confronto di merito", c'è tutto. E la coincidenza con il dopo elezioni e il varo di un accordo che cambierà il volto del sindacato non fa che aumentare i dubbi.

Guglielmo Epifani, intanto, sottolinea il clima di «vera discussione», e recapita al direttivo una intesa tra le tre segreterie che in realtà non ha grandissime differenze rispetto al testo concordato unitariamente a febbraio. In aggiunta, c'è solo il capitolo su "democrazia e rappresentanza" che da una parte riprende «in via pattizia» la legge sul pubblico impiego e, dall'altra, cancella definitivamente le parole "voto" e "referendum" dal percorso di proposta e validazione di piattaforme e ipotesi di accordo nell'ambito confederale. Per quanto riguarda gli accordi di categoria, ogni sigla sindacale si regolerà come meglio crede.

Un modello contrattuale unico, sia per il settore pubblico che per quello privato, con due livelli tra loro complementari. È quanto prevedono le linee del progetto di riforma della struttura della contrattazione, approvate oggi dalla segreteria unitaria Cgil, Cisl e Uil. Nel merito, il documento ipotizza la riduzione attraverso accorpamenti per aree omogenee e per settori dei contratti. La durata sarà triennale, sia per la parte economica che normativa, e occorre far rispettare la tempistica dei rinnovi prevedendo delle penalizzazioni (come fissare comunque la decorrenza dei nuovi minimi salariali dalla scadenza del vecchio contratto). Sulla parte economica, dove non si rintraccia mai la frase «aumento dei salari», il recupero dell' inflazione va ancorato a criteri definiti «credibili», adeguando gli attuali indicatori di inflazione (utilizzando, ad esempio l'indice armonizzato europeo corretto con il peso dei mutui) e, in caso si verifichino differenziali inflazionistici, vanno definiti meccanismi certi di recupero. Sarà in sede di contratto nazionale, poi, che si dovranno definire le competenze da affidare al secondo livello (come accade nel settore dei chimici). Il secondo livello sarà sostanziato di contratti aziendali o territoriali: in quest'ultimo caso, sui cui Confindustria non è d'accordo, potranno essere regionali, provinciali, settoriali, di filiera, di comparto, di distretto, di sito. Questa contrattazione sarà incentrata sul salario per obiettivi rispetto a parametri di produttività, qualità redditività, efficienza ed efficacia. Oltre a "Lavoro Società", hanno presentato un documenbto alternativo anche Giorgio Cremaschi e Dino Greco.

Paolo Ferrero, ex-minsitro della Solidarietà Sociale, esprime «forte preoccupazione» per l'intreccio tra la scelta «di ridurre il peso del contratto nazionale di lavoro e la sospensione di alcuni dirigenti e componenti della Segreteria di Milano della Fiom». «Nel 2002 - sottolinea in una nota - la Cgil costituì la principale barriera alla ristrutturazione dei rapporti sociali in senso peggiorativo per i lavoratori intrapresa dal Governo delle destre. Oggi, nel pieno rispetto dell'autonomia del sindacato, non posso invece che sottolineare come ci sia il timore che le tendenze consociative del sindacato procedano di pari passo alle tendenze all'accordo bipartisan tra destra e Partito Democratico in materia di lavoro. Sarebbe questo un elemento di rafforzamento e consolidamento fortissimo dell'ipotesi politica berlusconiana».

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