"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

19 giugno 2026

Assemblea Pubblica su Tangenziali e Cava Spalletti de 16 Giugno 2026

Montecchio Bene Comune ha seguito con attenzione l'assemblea pubblica del 16 giugno scorso, convocata dall'Amministrazione Comunale per illustrare il progetto delle Tangenziali e la variante al Piano delle Attività Estrattive relativa all'ampliamento della Cava Spalletti.

Durante l'incontro abbiamo partecipato attivamente al dibattito, esponendo le nostre valutazioni e ponendo una serie di domande e richieste di chiarimento su temi che riteniamo fondamentali per il futuro del nostro territorio: impatti ambientali, traffico pesante, sostenibilità economica delle opere, effetti dell'ampliamento della cava, modalità di controllo e tutela della salute dei cittadini.

Purtroppo, molte delle questioni sollevate dai cittadini presenti in sala e dal nostro gruppo consiliare sono rimaste prive di una risposta chiara ed esaustiva.

Riteniamo che decisioni così rilevanti per il territorio debbano essere accompagnate dalla massima trasparenza e dalla disponibilità dell'Amministrazione a fornire dati, analisi e valutazioni oggettive. Per questo motivo abbiamo deciso di trasformare le domande rimaste senza risposta in atti ufficiali da discutere in Consiglio Comunale.

Abbiamo infatti presentato:

- Un'interrogazione sulle tangenziali, per ottenere chiarimenti sul progetto, sulle motivazioni che hanno portato alla scelta del tracciato, sui costi previsti, sugli impatti ambientali e sulle alternative possibili. (Scarica l'interrogazione)

- Un'interrogazione sull'ampliamento della Cava Spalletti, per fare luce sugli aspetti economici, ambientali e di controllo legati all'attività estrattiva e alle future escavazioni. (Scarica l'interrogazione)

- Una mozione sul controllo del traffico pesante, finalizzata a valutare l'introduzione di sistemi tecnologici di monitoraggio e controllo automatico dei mezzi pesanti in transito sul territorio comunale, con l'obiettivo di ridurre il traffico improprio, migliorare la sicurezza stradale e tutelare la qualità della vita dei residenti. (Scarica la Mozione)

Con questi atti intendiamo dare seguito alle preoccupazioni espresse da molti cittadini e svolgere fino in fondo il ruolo che ci è stato affidato dagli elettori: vigilare sull'operato dell'Amministrazione, chiedere trasparenza e promuovere scelte che mettano al centro l'interesse della comunità.

Invitiamo tutti i cittadini a continuare a partecipare al dibattito pubblico e a seguire i lavori del Consiglio Comunale. Solo attraverso un confronto aperto, basato su dati e informazioni complete, è possibile assumere decisioni consapevoli per il futuro di Montecchio Emilia.


09 giugno 2026

Sulla Variante Nord - Tangenziale Nord di Montecchio Emilia

Questa sera si è svolto il Consiglio Comunale di Montecchio Emilia con, all'ordine del giorno, l'approvazione della Variante Nord (Tangenziale Nord).

Rifondazione Comunista e Montecchio Bene Comune si sono sempre dichiarati contrari a questo progetto e in particolare a questo tracciato.

Questo l'intervento del nostro Capogruppo Paolino Russo con dichiarazione di voto contrario.

Lo diciamo con chiarezza: non contestiamo la correttezza formale del procedimento amministrativo che viene oggi portato in ratifica.

Sappiamo che la Conferenza dei Servizi si è conclusa positivamente, che gli enti coinvolti hanno espresso i propri pareri e che l'iter previsto dall'articolo 53 della Legge Regionale 24 del 2017 è stato seguito.

𝗜𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘃𝗼𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝘂𝗻 𝘃𝗼𝘁𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗼.

È un voto contrario ad una scelta che continua a consumare territorio agricolo, cioè vigne, prati stabili, foraggio per Il Parmigiano Reggiano, a frammentare il paesaggio e ad alimentare un modello di sviluppo che consideriamo superato.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento profondo nel dibattito ambientale.
Sempre più studiosi, urbanisti, agronomi e associazioni ricordano un principio semplice:
il suolo non è una merce di scambio.
Il suolo non è uno spazio vuoto da occupare fino a quando ce n'è disponibile.
È una risorsa non rinnovabile.
È un bene comune.
È ciò che regola il ciclo dell'acqua, assorbe carbonio, ospita biodiversità, sostiene l'agricoltura e contribuisce alla qualità della vita delle comunità.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝘂𝗺𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗮 𝘀𝘂 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗮 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮.
Stiamo cancellando servizi ecosistemici che la natura ci fornisce gratuitamente.

Su questo punto i dati di ISPRA sono molto chiari.
La perdita di servizi ecosistemici generata dal consumo di suolo viene stimata mediamente in circa 100.000 euro all'anno per ogni ettaro trasformato.
Sono costi che non compaiono nei bilanci comunali.
Non li vediamo in una delibera.
Non li vediamo in un quadro economico.
Ma esistono.

Li pagano i cittadini sotto forma di maggiore vulnerabilità climatica, minore capacità di drenaggio delle acque, perdita di fertilità dei terreni, riduzione della biodiversità e peggioramento della qualità ambientale.
Per questo riteniamo che ogni nuova infrastruttura debba essere valutata non solo per il costo di realizzazione, ma anche per il costo ambientale che lascia alle generazioni future.

Oggi invece ci troviamo di fronte ad una nuova infrastruttura che sottrae ulteriormente territorio agricolo in un contesto già fortemente compromesso.
Un contesto nel quale, contemporaneamente, è in corso il dibattito sull'ampliamento della Cava Spalletti.

Non è un caso che l'unico dissenso formalmente richiamato nella Conferenza dei Servizi sia stato quello del Consorzio di Miglioramento Fondiario del Canale Vernazza, che ha esplicitamente collegato la nuova viabilità nord all'estensione della cava.

È un collegamento che questa amministrazione continua a minimizzare, ma che emerge chiaramente dalle osservazioni e dalle preoccupazioni espresse da diversi soggetti del territorio.

C'è poi un ulteriore elemento che ci porta a ritenere questa scelta sbagliata.

Noi continuiamo a non vedere una dimostrazione convincente del fatto che questa infrastruttura sia realmente necessaria nell'interesse della comunità.

Al contrario, osservando il tracciato e il contesto territoriale in cui si inserisce, appare evidente come i principali beneficiari dell'opera siano le attività estrattive presenti e future.

Per questo riteniamo che 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗴𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹'𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗮𝘀𝗳𝗮𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗮𝗻𝘂𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
In questo modo si eviterebbe di consumare nuovo suolo agricolo, di realizzare una nuova infrastruttura pubblica e di trasferire sulla collettività costi che dovrebbero gravare su chi trae beneficio economico dall'attività stessa.

L'Amministrazione sostiene che la viabilità esistente non sarebbe idonea a sopportare il traffico pesante.
Tuttavia, ad oggi, non risulta sia stata resa pubblica alcuna documentazione tecnica che dimostri questa affermazione.
Al contrario, è un fatto che quella viabilità sia stata percorsa quotidianamente per anni dai mezzi pesanti legati alle attività estrattive.

C'è poi una questione che non ha mai ricevuto una risposta convincente.
Nel Piano Strutturale Comunale approvato nel 2014 era già previsto un diverso tracciato.
Un percorso più breve e accompagnato da una fascia di rispetto di 100 metri dalle abitazioni, da un bosco urbano e da attraversamenti per la fauna.
𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗰𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗱 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗮𝗱𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝗶𝗽𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝗱𝗲𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗖 𝗮 𝗙𝟭 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝘁𝗲: 𝘇𝗼𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼, 𝗯𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗳𝗮𝘂𝗻𝗮.
Ci chiediamo per quale motivo quella previsione sia stata abbandonata.
Quali valutazioni tecniche, ambientali ed economiche abbiano portato a questa scelta.
Quale confronto sia stato svolto tra le diverse alternative.
E soprattutto perché i cittadini non siano mai stati realmente coinvolti in questa decisione.

𝗥𝗶𝘁𝗲𝗻𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗲𝗹𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼.
È la prima volta che a Montecchio viene utilizzato uno strumento di questo tipo.
Formalmente tutto è legittimo.
Politicamente, però, il risultato è evidente.
Si è ridotto al minimo il confronto pubblico.
Si è concentrata la discussione all'interno della Conferenza dei Servizi.
Si è trasformata una scelta destinata a modificare il territorio per decenni in un procedimento tecnico-amministrativo.
𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘂𝗻 𝗼𝘀𝘁𝗮𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗮𝗴𝗴𝗶𝗿𝗮𝗿𝗲, mentre dovrebbe essere il fondamento delle scelte che incidono sul territorio.

Esempio di questo modo di agire è la scelta di organizzare l’assemblea pubblica sull’argomento dopo il consiglio comunale.

In tutta questa vicenda colpisce inoltre il silenzio dell'Assessore all'Ambiente.
Parliamo di una delle più rilevanti trasformazioni territoriali degli ultimi anni.
Di consumo di suolo.
Di impatti paesaggistici.
Di biodiversità.
Del rapporto tra nuova viabilità e ampliamento delle attività estrattive.
Eppure non ricordiamo prese di posizione pubbliche, approfondimenti o valutazioni ambientali espresse con chiarezza dall'Assessore competente.
Riteniamo che questo silenzio rappresenti una grave assunzione di responsabilità politica.
Quando sono in gioco il territorio, il paesaggio e il futuro ambientale della comunità, chi ha deleghe ambientali dovrebbe essere la voce più forte e più presente nel dibattito pubblico.

Da anni ci viene detto che ogni nuova trasformazione del territorio sarà compensata.
Che ci saranno recuperi ambientali, mitigazioni, rimboschimento.
Ma la domanda rimane sempre la stessa:
chi controlla davvero?
Chi verifica annualmente l'effettivo stato dei recuperi ambientali?
Chi verifica il rispetto delle quote di scavo?
Chi verifica il rispetto degli impegni ambientali assunti?
Perché una compensazione ambientale esiste solo se viene monitorata, misurata e resa pubblica.
Altrimenti rimane una promessa.

Per tutte queste ragioni il nostro voto sarà contrario.
Vogliamo però rivolgere un appello ai colleghi consiglieri.
Al di là delle appartenenze politiche, delle discipline di gruppo e delle maggioranze numeriche, chiediamo a ciascuno di interrogarsi sul significato di questo voto.
Non stiamo decidendo soltanto una variante urbanistica.
Stiamo decidendo quale idea di territorio vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.
Ogni strada può essere costruita.
Ogni campo agricolo può essere trasformato.
Ogni ettaro di suolo può essere consumato.
Ma nessuno di questi processi è reversibile.
Il suolo che perdiamo oggi non tornerà più.

Chiediamo quindi a tutti i consiglieri di votare secondo coscienza.
Di chiedersi se questa sia davvero l'unica soluzione possibile.
Di chiedersi se il beneficio atteso giustifichi il costo ambientale che stiamo imponendo alla comunità.
Di chiedersi se sia giusto spendere risorse pubbliche per un'opera che favorisce principalmente interessi privati.
Di chiedersi se sia giusto sacrificare altro territorio agricolo quando esistono alternative meno impattanti.
E di ricordare che il mandato che abbiamo ricevuto dai cittadini non è soltanto amministrare il presente, ma custodire il territorio per il futuro.
Noi crediamo che questa delibera vada nella direzione sbagliata.

𝗧𝗿𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗲𝗿𝗮̀ 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗼𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
𝗥𝗶𝗺𝗮𝗿𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮.

Per questo voteremo convintamente contro.

30 gennaio 2026

In risposta all'articolo del Resto del Carlino del 29/06/2026

 

Nell’articolo pubblicato dal Resto del Carlino il 29/01/2026, sulla vicenda della mensa del "Franchini", il sig. Margini ha ammesso che non si è parlato dell’argomento durante un Consiglio Comunale, ma che il confronto tra il Sindaco e il cuoco dell’Ospedale Franchini sarebbe stato informale e sulle basi delle voci che circolavano. 


Si tratta esattamente di quanto abbiamo scritto nella nostra lettera ai media di lunedì 26 gennaio scorso. 

Nella lettera, peraltro integralmente disponibile sul nostro sito e sui social network, Margini non viene accusato di “fake news” ma che, essendo informato della questione, non abbia valutato di sollevare la questione in Consiglio Comunale con una interrogazione alla maggioranza.


A Montecchio Bene Comune non possono essere attribuite polemiche sterili o accusa di “fake news”


Abbiamo espresso in modo chiaro la nostra posizione:

Su temi come questi, che riguardano la collettività, occorre occuparsene in modo serio e nelle sedi opportune.

Noi siamo dalla parte dei dipendenti dell’Ospedale Franchini e l’abbiamo espresso con la mozione che abbiamo presentato e che discuteremo al prossimo Consiglio Comunale. 


Sarà il momento in cui potremo verificare chi agisce in modo strumentale e chi ha realmente a cuore il nostro ospedale, i suoi lavoratori e i suoi utenti.

Auspichiamo che la sospensione del provvedimento di chiusura della mensa ospedaliera, originariamente prevista per il 2 febbraio, sia l’inizio di un confronto serio fra sindacati e azienda.

28 gennaio 2026

No alla chiusura della Mensa dell'Ospedale



 




In relazione agli articoli apparsi nei giorni scorsi sulla mensa dell’ospedale Franchini e in particolare alle dichiarazioni del consigliere Antonio Margini, riteniamo necessario fare chiarezza su alcuni punti, per rispetto della verità dei fatti e dei cittadini.

Nel corso dei consigli comunali di Montecchio Emilia degli ultimi mesi non risulta esserci mai stata alcuna discussione sulla questione della mensa dell’ospedale Franchini. Le registrazioni delle sedute, pubblicamente accessibili, lo dimostrano senza ambiguità.

Se invece, la conversione tra il Sindaco e un dipendente dell’ospedale sulla mensa a cui si riferisce il consigliere Margini nell'articolo del Resto del Carlino del 20/01/2026, è avvenuta in via informale, e lui vi ha assistito o ne è stato informato, allora è evidente che lo stesso Margini, pur essendone a conoscenza ha scelto di non sollevare il problema nelle sedi istituzionali competenti.

Se questo episodio venisse confermato si evidenzierebbe una totale mancanza di senso istituzionale del Sindaco nel trattare un tema di tale rilevanza come se fosse un argomento da bar.

Riteniamo che la tutela della sanità pubblica e dei servizi ospedalieri non possa essere terreno di polemica strumentale o di rimpallo di responsabilità. La mensa non è un servizio accessorio: è parte integrante dell’organizzazione del lavoro, delle condizioni di chi opera quotidianamente in ospedale e, indirettamente, della qualità dell’assistenza ai cittadini.

Per questo motivo il gruppo consiliare Montecchio Bene Comune ha presentato una mozione in consiglio comunale sulla vicenda della mensa dell’ospedale Franchini, con l’obiettivo di impegnare l’amministrazione a un ruolo attivo di tutela del presidio sanitario e dei lavoratori coinvolti. Una mozione che intendiamo condividere con tutte le forze politiche che hanno a cuore la difesa della sanità pubblica, al di là delle appartenenze.

Su temi così delicati servono serietà, trasparenza e responsabilità. È su questo terreno che intendiamo misurarci. 




01 dicembre 2025

Sulla variante al Piano delle Attività Estrattive (PAE) del Comune di Montecchio Emilia

La variante al Piano delle Attività Estrattive (PAE) votata dal Consiglio Comunale del 1° Dicembre 2025, al di là dei tecnicismi e dei rimandi normativi, porta con sé una scelta politica chiara: incrementare ancora l’attività di escavazione in un territorio che da decenni subisce un consumo di suolo, di aria e di paesaggio che non è più sostenibile.

Una scelta che non condividiamo né nel merito né nel metodo.


1. Un procedimento accelerato che ha sacrificato la partecipazione reale

La delibera ammette apertamente che non si è proceduto alla consultazione preliminare, “in considerazione dell’urgenza”. Eppure, stiamo parlando di un piano che incide profondamente sull’ambiente, sulla salute, sulla viabilità, sul futuro del nostro territorio.


Quando il Comune evita la consultazione preliminare, quando convoca una sola presentazione pubblica “con modalità non tecniche” due giorni dopo la chiusura delle osservazioni alla Regione Emilia-Romagna, quando di fatto scarica la responsabilità sulla cittadinanza senza darle strumenti, questo non è un processo partecipativo, ma una formalità.


E il fatto che siano arrivate in comune solo le nostre osservazioni non dimostra consenso: dimostra sfiducia e difficoltà ad accedere a documenti tecnici di centinaia di pagine.

Questa variante è figlia di un metodo opaco, di una accelerazione dettata dai fabbisogni delle imprese, non dai bisogni della comunità.


2. La logica dell’emergenza permanente sugli inerti

Da anni sentiamo ripetere che bisogna “rispondere al fabbisogno di inerti del bacino Enza”.Ma questo fabbisogno non è una variabile atmosferica: è il prodotto di scelte di modello produttivo basate su un uso massiccio di calcestruzzo, impermeabilizzazione, grandi opere ad alto impatto.


In più, questa variante, mentre parla di “fabbisogni emersi negli ultimi anni”, non fornisce una chiara analisi comparativa con alternative a basso impatto.

Siamo al paradosso: mentre Regione ed Europa parlano di economia circolare, il nostro Comune continua a inseguire il modello degli anni ’80, basato su cave e camion.


3. Impatti ambientali sottostimati nella VALSAT (Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale)

La VALSAT allegata al piano, pur corretta formalmente, è sorprendentemente ottimistica sugli impatti:

  • conferma continuità estrattiva, come se il territorio fosse inesauribile;
  • minimizza l’aumento di polveri sottili e rumore;
  • inquadra il traffico pesante aggiuntivo come “sostenibile”.

·       Ma noi sappiamo che:

  • l’area è già attraversata da traffico intenso;
  • l’apertura di nuove cave o l’ampliamento delle esistenti implica decenni di perdita di qualità ambientale;
  • il recupero finale, quando e se avverrà, non restituirà mai l’ecosistema originario.

L’impatto cumulativo, non quello dell’intervento isolato, è la grande assente.

E un piano che non considera gli effetti complessivi sull’Enza, sulle falde, sulla viabilità, non può essere definito “sostenibile”.


4. Una pianificazione che si piega alle necessità di pochi operatori

Il documento parla di “mettere a disposizione il materiale per opere pubbliche in programma”.Sappiamo bene però che l'enorme volume di inerti estratti non servirà solo a quelle opere.


Non ci sono vincoli su come i materiali estratti saranno utilizzati.

E soprattutto, questa variante nasce per soddisfare il fabbisogno di specifici operatori privati, ai quali viene di fatto garantita continuità produttiva per anni.


Il Comune, invece di governare l’economia del territorio, ne subisce le pressioni.

Non è un Piano delle Attività Estrattive: è un Piano per la continuità delle imprese estrattive.


5. Consumo di suolo e giustizia ambientale

Ogni nuova escavazione significa:

  • suolo agricolo perso
  • biodiversità ridotta
  • paesaggio frammentato
  • comunità locali impattate dal traffico

Parliamo sempre di “tutela del territorio”, ma poi lo svendiamo un chilometro alla volta.

Una amministrazione che si dice moderna dovrebbe ragionare in chiave post-estrattiva, non continuare a scavare fino all’ultimo metro disponibile.

Ogni metro cubo di inerti estratti oggi è un metro cubo sottratto alle generazioni che verranno.


6. Le misure di salvaguardia come strumento per accelerare, non per proteggere

Dal momento dell’adozione scattano le misure di salvaguardia.Questo significa che, anche senza approvazione definitiva, il nuovo assetto di piano diventa vincolante.


È un meccanismo che tutela… chi deve scavare.Non certo i cittadini.

Di fatto la maggioranza sta dicendo:“Intanto partiamo, poi discuteremo.”

È l’esatto contrario del principio di precauzione che dovrebbe guidare l’azione pubblica.


7. Una visione alternativa è possibile

La nostra opposizione non è ideologica.

È fondata su un’idea diversa di sviluppo:

  • riduzione drastica dei volumi estrattivi
  • investimenti sul riciclo degli inerti e dei materiali edilizi
  • risparmio di suolo e rigenerazione urbana
  • valutazioni ambientali trasparenti e non affrettate
  • pianificazione partecipata vera


Il territorio della Val d’Enza non può essere considerato una miniera da svuotare, ma un bene comune da custodire.


8. Un modello internazionale virtuoso: l’esempio del Regno Unito e il principio di “chi inquina paga”

  • Nel Regno Unito è attivo da molti anni un meccanismo fiscale specifico per le estrazioni di sabbia, ghiaia e roccia: La legge sugli Aggregati. Questa tassa grava ogni tonnellata di materiale estratto e commercializzato, con l’obiettivo dichiarato di rendere più costoso l’uso di inerti “vergini”, e allo stesso tempo incentivare l’uso di aggregati riciclati o secondari.
  • In un recente intervento normativo del 2024, il governo britannico ha deciso di riallineare l’importo della Legge all’indice dei prezzi al consumo, aumentando la tariffa per tonnellata, proprio per rafforzare l’efficacia dell’incentivo ambientale.
  • L’obiettivo esplicito della misura è “promuovere un uso efficiente degli aggregati”: cioè rendere economicamente più vantaggioso il riciclo e il riuso rispetto all’estrazione di materiale nuovo, e far emergere i ‘costi ambientali reali’ dell’attività estrattiva.
  • Questo approccio dimostra, al di là degli slogan, che è possibile considerare l’impatto ambientale con strumenti concreti: tassazione delle estrazioni, incentivo al riciclo, internalizzazione dei costi sociali ed ecologici. Un modello che tiene conto del principio di “chi sfrutta delle risorse naturali deve dare qualcosa in cambio” — in termini di recupero, compensazioni, riduzione del consumo di suolo e tutela del paesaggio.

 

Il Regno Unito non ha scelto la continuità a ogni costo delle cave, ma ha introdotto un onere economico che rende l’escavazione meno “conveniente” rispetto a soluzioni alternative e sostenibili, riuscendo a ridurre di fatto le richieste di estrazioni.


Alla luce di questo, il nostro Comune — se davvero avesse a cuore il bene collettivo, la tutela ambientale e la giustizia intergenerazionale — dovrebbe farsi promotore, verso lo Stato, affinché venga adottata una strategia analoga quindi politiche che limitino il consumo di suolo, incentivino il riciclo degli inerti, e garantiscano che chi estrae paghi per l’impatto ambientale e sociale.


Per questi motivi, politici e tecnici, abbiamo votato contro a questa variante.

Non possiamo continuare a parlare di futuro sostenibile mentre approviamo strumenti che compromettono il presente e il domani della nostra comunità.


Abbiamo chiesto alla maggioranza un sussulto di coraggio politico.

Abbiamo chiesto loro di fermarsi, riconsiderare, coinvolgere la cittadinanza, valutare alternative moderne, non quelle del secolo scorso.


Ma la loro ossessione per le cave dimostra che non siamo noi ad essere rimasti all’Età della Pietra.

Il territorio non è una risorsa infinita.La sua tutela è la nostra responsabilità principale.

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

Economia e Politica