"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

25 aprile 2008

25 APRILE 1945 – 25 APRILE 2008

Difendiamo i valori
di libertà e giustizia, solidarietà e pace
che hanno animato la lotta di liberazione
e sui quali si fonda la Costituzione della Repubblica

Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i principi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la democrazia.
Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila tra cittadini e lavoratori deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione.
Da quella lotta che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione.
Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò di snaturarne la sostanza e i valori.
Ma a sessant’anni dal 1° gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento.
Permangono, d’altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i “repubblichini”, sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Un modo per intaccare le ragioni fondanti della nostra Repubblica.
Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE anniversario della Liberazione assume il valore di una ricorrenza non formale.
Nel ricordo dei Caduti ci rivolgiamo ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.

Il 25 aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.

Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane
Fondazione Corpo Volontari della Libertà (CVL)
ANPI-FIAP-FIVL-ANPPIA-ANED-ANEI-ANFIM
PD-PRC-SDI-PdCI-Sd-Verdi-Italia dei Valori-MRE
CGIL-CISL-UIL-ARCI-ACLI-Centro Puecher
Comitato Permanente Antifascista contro il Terrorismo
per la Difesa dell’Ordine Repubblicano


24 aprile 2008

Il cuore dell'Emilia batte a destra e la Lega fa boom

di Sara Farolfi - da il Manifesto del 23/04/2008

«E' caduto il muro di Berlino con questo voto». Il secondo, quello che corre lungo il letto del fiume Enza, confine che simbolicamente delimita 'il nocciolo del sistema Emilia'. Martedì scorso la rossa terra emiliana, dove il Pd viaggia sopra al 50%, si è scoperta più verde. La Lega ha fatto il botto e alla desolata sede emiliana del Carroccio, a Reggio Emilia, quasi si sono spaventati. Poi, numeri alla mano, si sono messi in bocca parole d'occasione, pronti a cavalcare «la nuova via emiliana al leghismo». Leghismo senza guida, forse perciò persino più radicato. E leghismo senza corni, elmi o ampolle. Niente camice verdi, poco folclore e tanto pragmatismo, da buona scuola emiliana. Sabato scorso il Carroccio ha speso 300 euro per festeggiare nella piazza della città il successo elettorale. Lambrusco, ciccioli e salame per tutti, la piazza era piena. Tirava vento, e dall'alto della torre del municipio la bandiera italiana si è lacerata. Il rosso è volato via, «c'è un'aria nuova inutile negarlo».
Emilia paranoica
Il voto leghista fatica a vedersi. La cultura leghista invece trasuda da tanti discorsi, dal voto a sinistra come da quello a destra. «La gente è oppressa dagli extracomunitari, non ci sentiamo tutelati, forse siamo stati troppo permissivi negli anni, oggi non si può più negarlo, l'emergenza sicurezza c'è». Silvia ha 41 anni, parla veloce durante la pausa mensa fuori dai cancelli della Immergas di Lentigione (Brescello). «Ma tu hai votato Lega?», la interrompe Marco, delegato Fiom a Guastalla. «Ma che scherziamo?». Nella Bassa reggiana, tra i campi e le fabbriche la Lega ha preso percentuali a due cifre ma qui, come nei comuni montani, stupisce meno che altrove. «Anche gli immigrati votano Carroccio», sgrana i suoi occhi blu Mariella, 48 anni, delegata Fiom alla Immergas. «Si sentono minacciati e mi dicono 'mia moglie e i miei figli li ho già portati qua, adesso meno ne entrano meglio è'. C'è qualcosa che non va e la Lega lo intercetta». A Guastalla (Lega al 14%) sono i quadri sindacali a lamentare, il sabato mattina, la confusione in camera del lavoro: «Troppa gente, troppi immigrati che vengono per tutte le loro pratiche, non si riesce più a stare in pace». Il casìno, la lingua, perfino l'odore. Raccontano che «in alcune aziende è sempre più frequente la richiesta di spogliatoi separati, e a chiederlo è gente 'di sinistra': pensa cosa succede se dalla fabbrica passi al condominio». Paure e insicurezze fanno da cinghia di trasmissione di un rancore sociale montante, da Lentigione a Scandiano (dove la Lega ha preso il 9,50% dei voti), a pochi chilometri da Reggio. Anche sotto la rocca del Boiardo, paese natìo di Romano Prodi, la vita «con tutti questi immigrati, si è fatta insostenibile». Il voto a destra di Simonetta, operaia alla Immergas e tesserata Fiom, e quello a sinistra (arcobaleno) di Giovanni, pensionato di Scandiano, non sono così distanti: «immigrati e sicurezza, questo è il problema», ripetono entrambi. Gli stranieri vengono prima nelle graduatorie per il nido (i dati dicono invece che al nido entrano tutti); rallentano l'apprendimento nelle classi miste; e ottengono dall'Inps l'indennità per il ricongiungimento familiare. Senza urla, il rancore sociale in Emilia è più un sussurro, uscito allo scoperto con i risultati elettorali: educatamente (per ora) padroni a casa propria. «La Lega rompe un freno inibitore per chi, di sinistra, non potrebbe votare a destra», osserva Valerio Bondi, segretario della Fiom provinciale. E il voto a sinistra sembra resistere più che altro come inviolabile 'tabù'. Fino a quando?
La città e la fabbrica
Company town all'emiliana, il comune di Fabbrico (a una trentina di chilometri da Reggio Emilia) si snoda intorno ai confini della Landini, grande azienda che produce trattori: 6300 abitanti, quasi mille i dipendenti della Landini (tra cui 70 indiani, 400 meridionali), 470 gli iscritti al sindacato. Il Pd al 63%, il sindaco (di centrosinistra) eletto con l'83% dei voti, a Fabbrico la Lega ha preso 240 voti (il 7%), contro 133 della sinistra arcobaleno. Dentro e fuori la fabbrica, la convivenza tra le tre comunità (fabbricesi, indiani e meridionali) scricchiola, fabbricesi contro immigrati, meridionali contro indiani. In fabbrica per esempio si è sempre concordato il fermo del martedì dopo il lunedì di pasquetta, come anche la modifica dell'orario di lavoro per i mondiali di calcio. Oggi i fabbricesi protestano e polemizzano: «Ma perchè devo utilizzare le mie ferie, o cambiare d'orario, per fare un favore ai meridionali?». Paolo, Luca e Sergio, una vita in fabbrica, delegati sindacali Fiom in azienda, non hanno dubbi: «Quello alla Lega non è un voto di protesta. Quindici anni fa forse, ma oggi la Lega prende piede nelle nostre zone e se continua così, è destinata a crescere». Voto che dice del disagio, del malcontento, di un tessuto sociale in crisi (la popolazione di Fabbrico è crescita del 20% nel giro di dieci anni) che lentamente sembra sgretolarsi. «Oggi è il quotidiano che conta», gli operai vivono solo per «la pilla», come si dice da queste parti. E la Lega è sul quotidiano che dà risposte. «Se ora che sono al governo riescono a mettere anche soldi in busta paga - dice Sergio - sarà ancora più difficile». Discutere dei problemi in maniera collettiva sembra diventato impossibile. Le adesioni sindacali sono alte ma ondivaghe: «Se rispondi alle loro domande (degli operai ndr), bene. Altrimenti, tanti saluti». E questo vale anche per il voto leghista: «Non è lo sposare un'idea, ma la risposta a un bisogno, e l'utilità di quella risposta in quel dato momento». Il sindacato viene visto e talvolta utilizzato come uno strumento di potere, e la fabbrica - anche una altamente sindacalizzata come la Landini - è diventata «l'arte di arrangiarsi individuale». «Nessuno lo dice, ma qualcuno la Lega dovrà pure averla votata», conclude Sergio. E il Carroccio, anche a Fabbrico, ha ringraziato. Attaccando adesivi verdi sulla porta del municipio, e con gazebo in una piazza vicina per festeggiare i risultati. La musica suonava «va pensiero».
I nuovi no global
Quello leghista è un voto trasversale, tra giovani, operai, pensionati, ceto medio e borghesia. Il Carroccio ha preso voti dalla destra, dal centrosinistra e anche qualcuno dalla sinistra arcobaleno (ma ad un vero e proprio travaso dalla sinistra al Carroccio quasi nessuno crede). Angelo Alessandri, presidente della federazione leghista, fino all'altro ieri un perfetto sconosciuto, sarà forse candidato sindaco al comune di Reggio Emilia. In città come «al matt», nella sede del Carroccio (che conta 400 iscritti) è «il D'Alema leghista». Giacomo Giovannini, il segretario cittadino del Carroccio, ha le idee chiare: «La globalizzazione è conflitto tra territori, non più tra operaio e padrone, e il Pd è un dinosauro, grande corpo e piccola testa. Ha vissuto di rendita, ora se ne accorge, ma forse è troppo tardi». Sulla parete dietro di lui spicca incorniciato un ritaglio di giornale: era il 1975, e Guido Fanti diceva della necessità di una «macroregione padana», «un po' quello che oggi propone Cofferati».
Se cade il tabù
Quando due anni un marocchino fu brutalmente pestato da tre carabinieri di Sassuolo, a Reggio ci fu una raccolta firme. In solidarietà con i carabinieri. «Campanello d'allarme di un voto che oggi è decisamente strutturato», dice Francesco, giovane titolare di un'azienda di servizi per la formazione, associata a Confindustria. Due anni fa l'assessorato all'immigrazione del Comune ha cambiato nome ed è diventato l'«assessorato all'immigrazione, sicurezza e coesione sociale». Vicino alla stazione ferroviaria, che nell'immaginario cittadino e nei resoconti dei giornali è diventata una specie di Bronx, è nato il 'Centro risoluzione conflitti'. Reggio Emilia è, in tutto il paese, la città che ha registrato il maggiore aumento di popolazione negli ultimi anni, spiega Matteo, giovane ricercatore all'Università di Modena e Reggio Emilia. E' anche tra le prime tre province italiane che hanno assorbito il numero maggiore di quote di immigrazione. Gli immigrati (comunitari e extracomunitari) costituiscono il 13% della popolazione, la percentuale più alta dello stivale, dice Adil, che lavora per il centro interculturale del Comune. Reggio Emilia è l'unica città italiana entrata in un programma europeo sulle città interculturali. La maggior parte della popolazione immigrata (che per metà è donna) lavora, in fabbrica, nei campi o nei servizi alla persona. «La trasformazione è potente, la Lega dà risposte, e la sinistra non ne parla», conclude Adil. Quattrodici anni fa il primo consigliere eletto con i voti della Lega fu un medico siriano, a Scandiano: si dimise dopo 4 anni, scoprendo che la Lega era razzista.

23 aprile 2008

Documento approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista.

La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima volta nell’Italia repubblicana la sinistra non è rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo. Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è stata riconosciuto l’utilità sociale della sinistra.
E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la sinistra ha nella società che occorre riflettere e proporre per rientrare in gioco.
Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato negativamente la nostra incapacità di utilizzare la presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per dare una risposta ai principali problemi sociali del paese. La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per avere un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza nel loro operare concreto non hanno risposto a questa esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei poteri forti su tutte le principali questioni sociali: redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà, tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata inefficace e in questo contesto è maturata la non percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità dell’esperienza di governo come possibilità per invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili al conflitto sociale e rendere la politica uno strumento inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito pesantemente nella campagna elettorale.
E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato funzionamento si danno letture tra di loro diverse e persino diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale è che comunque l’operazione è fallita, e che agli occhi di tutti è risultata una operazione politicista che non ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l’incapacità a trasmettere l’utilità sociale di una nostra affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa che “siete tutti uguali”.
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto che non si riescono a cambiare con un’azione generale le cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a casa propria”.

Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario, precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare, aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di movimento, capaci di ricostruire una identità e una utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società, ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’ evaporazione della sinistra politica in una babele di linguaggi e di proposte.
Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale. Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al disorientamento e alla demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto sessuato in cui le donne non siano né fiori all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità che è emersa nel corso della campagna elettorale e che emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non sufficiente, sia perché la sinistra politica è più ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate dall’appartenenza ad un partito. Movimenti, comitati, collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e delle esperienze innovative che in questi anni ci sono state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra, di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico sociale e culturale sul territorio per costruire un percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare, dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti ideologici privi di una consistente base politica. Due proposte che non affrontano il nodo principale: come ricostruire l’utilità sociale della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale, che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la costruzione di una discussione, sia interna al partito che coinvolgente tutta l’area della sinistra arcobaleno, come priorità politica delle prossime settimane. Occorre riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul territorio con u messaggio chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla precarietà, sulla mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi.

Imma Barbarossa, Roberta Fantozzi, Loredana Fraleone, Fabio Amato, Ugo Boghetta, Bianca Bracci Torsi, Stefania Brai, Alberto Burgio, Maria Campese, Giovanna Capelli, Guido Cappelloni, Carlo Cartocci, Bruno Casati, Aurelio Crippa, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Claudio Grassi, Ramon Mantovani, Laura Marchetti, Citto Maselli, Giovanni Russo Spena, Bruno Steri, Luigi Vinci

18 aprile 2008

Un viaggio lungo due mesi

Aperetivo di parteIl risultato elettorale è stato inaspettato e, come un fulmine, ha incenerito tante speranze e tanta fiducia, ma rimane assolutamente doveroso sottolineare i momenti belli, costruttivi e positivi della lunga campagna elettorale che ha visto all’opera il circolo di Rifondazione Comunista di Montecchio.


Questo è stato il nostro lungo percorso di campagna elettorale, vissuto come un viaggio, come un’avventura. Come ogni viaggio che si rispetti, anche questo è stato accompagnato da incontri, immagini, parole, persone…a prescindere da ogni aritmetico risultato elettorale, ci sentiamo di affermare che il nostro modo di fare politica rimane pur sempre positivo; davanti ai nostri occhi abbiamo gli amici, i compagni che abbiamo incontrato lungo il percorso e che ci testimoniano quale sia la vera essenza di una campagna elettorale, cioè il contatto e il confronto con le persone, con la gente.

E noi possiamo a buon diritto essere orgogliosi del nostro viaggio perché nuove persone abbiamo incontrato sulla nostra strada e con noi hanno condiviso le idee, i principi, la fiducia in un programma a cifra identitaria. Siamo certi che d’ora in poi i nostri nuovi amici e compagni lavoreranno con noi e lotteranno con noi per un mondo più giusto; per un mondo alternativo a quello neoliberista che crea solo conflitti, disparità, inquinamento e nuove povertà. Lotteranno con noi per un “altro mondo possibile” anche se da un’altra posizione, quella extra-parlamentare.

Aperetivo di parteE allora GRAZIE a coloro i quali hanno partecipato attivamente alle nostre iniziative con proposte, osservazioni e, perché no, critiche. Grazie a FABRIZIO VARCHETTA che con la sua chitarra ha allietato l’uggioso pomeriggio del nostro “APERITIVO DI PARTE”, l’ultima, in ordine di tempo, delle iniziative dedicate alla campagna elettorale.

Ormai lo sappiamo, i nostri “viaggi” portano, giunti verso la fine, quasi sempre a riunire tutti sotto le note delle canzoni che da sempre ci appartengono, quelle che ci distinguono, quelle canzoni che spesso partono da lontano e che sono cariche di antichi ed autentici valori di lotta e di speranza; e poi impariamo canzoni nuove, cariche di nuove emozioni come quella, scritta da Fabrizio, in onore ed in memoria degli operai della Thyssen, morti in un rogo tremendo all’interno della loro fabbrica e ormai, loro malgrado, divenuti l’emblema di una piaga finalmente visibile a tutti: quella delle morti bianche.

GRAZIE ai compagni dell’EMILY COUNTY FOLK che hanno accompagnato con la loro musica una parte del nostro viaggio. L’incontro con voi è stato fortuito, è vero, ma il fatto che ci siamo riconosciuti al suono dei canti di lotta e dei partigiani, quello no, non è frutto della casualità. Ci avete confermato l’idea che essere comunisti significhi stare tra la gente e noi questo faremo, con tenacia, d’ora in poi.

16 aprile 2008

Prc, l'ora della verità. Fine settimana Cpn, a luglio il congresso

Segreteria burrascosa per Rifondazione. Convocati gli organismi dirigenti: venerdì la direzione, fine settimana Cpn, a luglio il congresso. Al quale il Prc arriva diviso. Giordano: proseguire nella costruzione del soggetto unico. Ferrero: non sciogliere il partito

Cinque ore di discussione: tanto è durata, nella sede nazionale, la segreteria più difficile di Rifondazione comunista, convocata già lunedì sera quando la dimensione del disastro elettorale era ormai evidente. Facce scure e volti tirati di chi non ha dormito. Lo tsunami che ha spazzato via la Sinistra arcobaleno, una tragedia umana oltre che politica, ha conseguenze immediate: la convocazione urgente degli organismi dirigenti (direzione venerdì e comitato politico sabato e domenica), e congresso anticipato a luglio.

Sul tavolo numeri impietosi: 3,2% al Senato; 3,1% alla Camera. Cioè zero senatori e zero deputati: tre milioni di voti spariti nel nulla. Ma non è solo (si fa per dire) questo. E' che il disastro è omogeneo, da Nord a Sud; non si è salvata, praticamente, nessuna roccaforte rossa, né vecchia né nuova, né piccola, né grande. Anche se, va detto, il voto locale (comuni e province) sta restituendo una fotografia meno drammatica. Una debacle tale da suscitare, a destra e a sinistra, reazioni di stupore e preoccupazione per l'assenza dal parlamento di un forza "estrema". Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, sostiene che «il fatto che la sinistra non sia in Parlamento non è positivo per la dialettica democratica. Un pezzo dell'Italia non è rappresentata e questo è un problema» (davvero curioso che lo dica lui); c'è persino chi evoca scenari di nuovo terrorismo. Ma intanto la Lega può vantarsi di essere «il partito nuovo dei lavoratori».

C'è di che discutere: colpa del voto utile? Della partecipazione al governo Prodi? Il segretario Franco Giordano non ha dubbi: le cause della sconfitta sono principalmente due, «la morsa bipolare» e, soprattutto, «il prezzo altissimo pagato al governo Prodi» che si è rivelato «impermeabile» alle nostre istanze. Per non dire «delle resistenze» che sono venute dal Partito democratico. C'è spazio anche per stigmatizzare il «processo di americanizzazione» della politica italiana da parte di un Pd che però non ha sfondato al centro, né scalfito il dominio della Lega e di Berlusconi.

Ma il tema della discussione, a viale del Policlinico, ieri era un altro: e ora? Sarà anche vero che «anche i comunisti sono capaci di discutere civilmente» (è l'unico commentato fatto da Paolo Ferrero), ma il gruppo dirigente è ormai diviso a metà e lo scontro è stato acceso. «Abbiamo avviato una discussione - spiega "neutro" Giordano - e vogliamo che sia collettiva, aperta anche alle altre forze della Sinistra arcobaleno». Allo scopo si individueranno anche momenti ad hoc. Non ci saranno dimissioni - chieste a gran voce dal deputato uscente Ramon Mantovani, ma su cui si è dibattuto a lungo anche nella riunione della segreteria - anche se, assicura Giordano, «c'è bisogno di un bagno di umiltà: l'intero gruppo dirigente si metterà in discussione». Per altro la richiesta di dimissioni potrebbe essere avanzata nel prossimo Cpn. Giordano, tentato di lasciare, è rimasto al suo posto convinto da Bertinotti, il quale, come per altro aveva già annunciato, invece si è dimesso dal ruolo di leader dell'Arcobaleno: «A lui, che è un protagonista importante nella sinistra italiana - afferma Giordano - va tutta la nostra solidarietà».

Nel gruppo dirigente si vanno delineando, in modo netto, linee diverse su come uscire dall'impasse. Linee che, alla luce del risultato elettorale e col congresso alle porte, fatalmente si radicalizzeranno, tanto che nessuno più dubita che le mozioni saranno almeno due. Da una parte c'è la posizione di Giordano: insistere sulla strada di un partito unico della sinistra, sulla fase costituente con chi ci sta. «E' necessario trovare una modalità di aggregazione delle forze di sinistra - spiega il segretario del Prc - persino coinvolgendo quei singoli che hanno votato per il Pd», convinti di frenare la riscossa di Berlusconi. Secondo Giordano, anche se il Pdci ha deciso di sottrarsi, il «processo dell'unità a sinistra è irreversibile». Solo che «va radicato nel territorio, va costruito nei luoghi di lavoro; insomma, va riempito, va reso denso». Viceversa, tornare «a quello che eravamo prima», significa non reggere la sfida». D'accordo con lui Gennaro Migliore e Alfonso Gianni: «Il progetto della Sinistra unitaria vuole riaffermare la presenza della sinistra nel Paese - dice il primo - Rifondazione può e deve mettersi al servizio di questo progetto, che va oltre la discussione interna, e che invece deve parlare direttamente a tutta la società italiana»; «Dobbiamo pensare ad un percorso - concorda il secondo - da iniziarsi subito, di rifondazione della sinistra, nel quale le forze partitiche superino le loro specifiche forme organizzate ed alla quale concorrano le esperienze e i protagonismi della sinistra diffusa nel nostro territorio».

Dall'altra parte la linea che fa capo a Paolo Ferrero e a Giovanni Russo Spena, contraria al partito unico e allo scioglimento del Prc. Bisogna «partire dal conflitto sociale», spiega Russo Spena, il quale pensa ad «un soggetto unitario e plurale», anzi «un coordinamento delle diverse realtà e soggettività, con due portavoce, un uomo e una donna», anche prevedendo un «doppio tesseramento». Insomma, sul «modello della Sinistra europea» con l'obiettivo di costruire «una sinistra di ispirazione sociale». E se Roberta Fantozzi, Imma Barbarossa e Loredana Fraleone sottolineano che «non si può prescindere da un rafforzamento di Rifondazione», Russo Spena invita a schivare i due pericoli: il «"ridateci la falce e martello", errore ideologico e "sciogliamo tutti i partiti e andiamo al partito unico" errore politicista. Per altro senza il Pdci, e magari i Verdi, non capirei cosa voglia dire partito unico». Nell'immediato, siccome non si deve «sostituire un leader sconfitto con un altro leader», Russo Spena si augura che sia «il segretario a prendere la guida del percorso» verso una sinistra unitaria e plurale. Se, invece, «la discussione sarà da un lato il partito unico e dall'altro un percorso più articolato, io sicuramente scriverò una mozione per il percorso più articolato».

E' convocata per sabato 19 aprile alle ore 17.00 la riunione del Cpn al Centro Frentani, Via dei Frentani 4, Roma. I lavori proseguiranno nella giornata di domenica con inizio alle 9.30.

15 aprile 2008

Risultato negativo per “La Sinistra l’Arcobaleno”

L’offensiva che punta alla ridefinizione del sistema politico, istituzionale ed elettorale in senso bipolare - ancor più che bipartitico - e nella direzione dell’americanizzazione è profonda e di prospettiva. La destra in particolare esce rafforzata da questo voto.

Il rischio concreto che corriamo è la restrizione del perimetro della politica e di una sua subalternità ancora più spinta ai poteri economicamente e socialmente forti.

Noi ripartiamo dall’opposizione politica e sociale – in un contesto che vedrà Berlusconi e Veltroni sempre di più compatibili tra loro e dialoganti sulle grandi questioni aperte – e da qui lavoreremo per ricostruire un nesso da sinistra tra politica e società.

Ora deve aprirsi una discussione nel Prc e a sinistra che indaghi a fondo le ragioni di questo risultato e si esprima su come proseguire il percorso unitario e plurale.

E’ necessario un confronto partecipato, orizzontale e includente rivolto a tutti coloro che vogliano costruire in Italia un’alternativa anticapitalista, ambientalista, pacifista, laica e femminista.


Nando Mainardi – segretario Prc Emilia-Romagna

12 aprile 2008

Fausto Bertinotti. Appello agli indecisi

Fausto Bertinotti


La campagna elettorale si è ormai consumata. In essa si sono sovrapposti due piani.

Il balletto insopportabile della politica separata, ridotta al confronto tra due soli contendenti che si assomigliano nel linguaggio e nelle proposte. E’ la pulsione neocentrista come esito della transizione irrisolta della crisi sociale, economica e politica. E’ l’esito su cui esplicitamente puntano i centri di comando dell’economia, della finanza, dell’informazione e dei poteri forti. Una camicia di forza sull’intero sistema politico per rendere le istituzioni impermeabili alle istanze sociali e al conflitto democratico.

Realizzare questo esito comporta l’eliminazione definitiva di quella che è stata chiamata l’anomalia italiana, ovvero la presenza di una sinistra politica, sociale, del mondo del lavoro, radicata nella società, rappresentata nelle istituzioni, influente nelle assemblee elettive.

Solo così si può comprendere l’apparente paradosso di una crisi, esplosa nel ventre molle del centro moderato e pagata, invece, con una rottura con la sinistra.

Si vuole arrivare allo splash down: la cancellazione della sinistra come strumento per la normalizzazione del caso italiano. Un obiettivo di fase che sta dentro un processo di americanizzazione di più lunga lena di cui va colta l’ispirazione di fondo: il conflitto di classe è ineliminabile ma ad esso può essere cancellata la rappresentanza politica e negata la politicità. Esso può esprimersi anche in forme radicali e diffuse ma senza che possa avere la capacità di scalare il livello della proposta generale di cambiamento. Esso va, quindi, sterilizzato dal punto di vista della possibilità di incisione nelle scelte di società.

C’è stata un’altra campagna elettorale, quella che abbiamo vissuto come Sinistra L’Arcobaleno, fatta di mille incontri, dibattiti, comizi. La campagna elettorale vissuta come l’aggiornamento dell’inchiesta sullo stato del Paese reale.

Questa ci restituisce l’immagine di un Paese sospeso tra ansia di cambiamento e sfiducia. Due facce anche qui che si sovrappongono. Nulla è semplice o può essere semplificato: questa rappresentazione doppia è dentro il corpo vivo e ferito del popolo della sinistra.

Non possiamo rivolgerci a questo popolo senza una autocritica sul tempo breve della crisi e sul processo di lungo respiro della ricostruzione della sinistra.

Non possiamo rivolgerci ad esso senza un bilancio di verità sui due anni di governo in cui la sinistra ha assunto ruoli importanti di responsabilità di governo e istituzionale.

Nei fatti, è stata smentita l’idea della permeabilità di quel governo da parte dei movimenti. Esso è stato assai più permeabile ai poteri forti che ne hanno condizionato le scelte attraverso la penetrazione dentro le principali forze che lo sostenevano: sulla redistribuzione del reddito, sulla lotta alla precarietà, sull’estensione dei diritti civili e così via. Così è ripiombato nella logica dei due tempi.

Abbiamo colto il senso di quell’esito.

La Sinistra si presenta autonomamente alle elezioni. Non è una condizione a tempo. Sarà autonoma ugualmente dopo il voto.

Al popolo di sinistra, ci rivolgiamo con l’avvio di un nuovo processo di aggregazione.

Il progetto che la sinistra italiana presenta alla prova elettorale, ovvero la Sinistra L’Arcobaleno, è quello necessario. Ma non è ancora sufficiente.

La questione decisiva si ripropone e chiama in causa la capacità di tutti e di ognuno, a partire dai gruppi dirigenti degli attuali partiti, di mettersi in discussione dentro un processo partecipativo. Il vero punto di applicazione del processo unitario è, quindi, quello di aprirsi alla partecipazione, di cessare di essere vissuto come elemento proprietario dei partiti che chiamano associazioni e singoli ma non li rendono protagonisti a pari titolo.

Concludo con due argomenti che sono anche l’assunzione di una responsabilità solenne.

La sinistra italiana ha una grande tradizione: dalla storia del Partito Comunista, alle esperienze socialiste e alle altre forze della sinistra politica che hanno fatto la storia e costruito la democrazia di questo Paese, alle organizzazioni del lavoro e del conflitto di classe, a quella sinistra sociale e dei movimenti che ha innervato il tessuto partecipativo più attivo, a quelle culture politiche di trasformazione, dal femminismo, all’ambientalismo critico, al pacifismo che sono fondative della nuova sinistra. Il movimento altermondialista, la sua domanda di un altro mondo possibile, ne hanno riaperto la strada per il futuro. Ci vuole il nostro, il vostro concorso perché si concretizzi, perché si riprenda il cammino. Ci vogliono sentimenti caldi, passione, emozione. Dobbiamo metterli in opera.

Non si illudano: l’anomalia del caso italiano non sarà cancellata. Questo è il voto utile che chiediamo a tutte le donne e gli uomini di sinistra.
Qualsiasi esito del voto, non metterà in discussione il processo unitario in atto.

Abbiamo la forza di innovarci e cambiare per reggere la sfida di oggi, invertendo il processo di divisione e frantumazione. La Sinistra L’Arcobaleno è questo progetto, non è l’espediente per l’oggi ma l’investimento per il futuro.

Il 15 aprile parte il processo costituente della nuova sinistra.

07 aprile 2008

Mercoledì 9. Dalle ore 18. Aperitivo di parte.

02 aprile 2008

Rita Borsellino, la lotta alla mafia e la Sinistra l’Arcobaleno

Rita Borsellino oltre ad essere un simbolo della lotta alla mafia, è la candidata capolista per La Sinistra l’Arcobaleno in tre regioni: in Lombardia e Emilia Romagna per il Senato e nella sua amata Sicilia, alle amministrative, in una coalizione di centro-sinistra.

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L’altro ieri (31 marzo) leggendo un articolo de La Stampa sulle elezioni siciliane, si sarebbe detto che tu avessi aderito al Pd, mentre invece sei candidata per La Sinistra l’Arcobaleno, oltre che in Sicilia, anche in Emilia Romagna e in Lombardia. Ci hai ripensato?
Niente affatto. Probabilmente La Stampa ha fatto confusione con la situazione siciliana dove per le regionali, Pd e Sinistra Arcobaleno corrono insieme e dove Anna Finocchiaro del Pd è candidata alla presidenza della Regione ed io candidata all’Ars con la Sinistra Arcobaleno e designata da tutto il centrosinistra per la presidenza del parlamento siciliano.

Cosa ti ha convinto a candidarti per La Sinistra l’Arcobaleno?
Mi ha convinto la necessità di politiche realmente e pienamente di Sinistra che c’è nel nostro Paese. E poi un altro aspetto importante: l’ambizione di questo nuovo partito di aprirsi alla società e ad esperienze come la mia, di impegno civile, insieme alle persone, per incoraggiare uno sviluppo dal basso.

In un minuto, che cos’è l’antimafia? E come mai oggi sembra attrarre tanti giovani, che pure erano troppo piccoli per vivere direttamente gli anni delle stragi?
E’ innanzitutto responsabilità e impegno civile ed etico. Perché oggi i giovani sono in prima linea? Perché siamo stati attenti a fargli capire che c’è bisogno dell’impegno di tutti e perché anche se erano piccoli, hanno vissuto le stragi attraverso i genitori, gli insegnanti, il racconto di tanti che come me hanno voluto tenere viva la memoria per farla diventare futuro.

Cosa può fare la politica per combattere la mafia?
Rifondare se stessa rispetto a valori positivi e ritrovando la sua dimensione originaria: quella di essere servizio per le persone, non mezzo per alimentare gruppi di potere.

Quali sono i 3 (o 2 o 4, a piacimento) punti del programma de La Sinistra l’Arcobaleno a cui ti senti più vicina?
Il capitolo del welfare, l’attenzione alla questione dei salari, delle pensioni, del precariato e del ruolo e della condizione delle donne nella società italiana.