"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

29 aprile 2009

Rifondazione Comunista festeggia il 1° Maggio

La palese crisi del capitalismo che ha causato la pesante crisi economica che stiamo vivendo massicciamente anche in Val d'Enza, come è evidente per il numero consistente delle aziende in crisi e delle centinaia di lavoratori in cassa integrazione, in mobilità o espulsi dal mondo del lavoro e senza, per questo, alcun diritto ad ammortizzatori in quanto precari, ha svelato il suo vero volto.

Non esiste un capitalismo più umano o sostenibile, ma appare chiaro a tutti quanto sia fallimentare questo sistema economico basato sul libero mercato (ma è realmente libero?), che si basa sullo sfruttamento dei lavoratori e che, una volta in crisi come ora, lascia i pesanti costi della protezione sociale solo ed esclusivamente sulle spalle del pubblico ovvero dei contribuenti. Ancora una volta si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite.

Oltre a questo, in prossimità della festa dei lavoratori, dobbiamo ricordare tutti i numeri ufficiali del mondo del lavoro: dall'inizio dell'anno ad oggi ci sono stati in tutta Italia 341 morti, 341.286 infortuni, 8.532 invalidi (fonte: "articolo 21 liberi di", osservatorio sulle condizioni di lavoro). Non si ha idea invece dei numeri ufficiosi del mondo del lavoro sommerso e dello sfruttamento di migranti irregolari, quasi sempre ricattati dai datori di lavoro, sottopagati e senza alcun diritto di lavorare in sicurezza data la loro condizione.

Per questo, anche quest'anno, il circolo di Rifondazione Comunista di Montecchio sarà in piazza e in giro per il paese a distribuire i garofani, simbolo importante di questa festa di tutti i lavoratori, precari e stabili, immigrati e autoctoni, giovani e anziani, pubblici e privati. Sarà possibile trovarci durante la mattinata presso il banchetto allestito in piazza della Repubblica e in diversi quartieri.

Per informazioni 348 17 28 077 o montecchio@rifondazione.re.it .

28 aprile 2009

La seconda volta

di Domenico Gallo

Correva l'anno 1938… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano. L'omogeneità culturale e religiosa del popolo, finalmente pacificato e riunito sotto la guida del Comandante supremo, era insidiata dalla fastidiosa presenza di un gruppo sociale disomogeneo, che si ostinava a restare diverso, col rischio di corrompere la razza italica.
Per fronteggiare questa minaccia il Consiglio dei Ministri si riunì d'urgenza e deliberò un decreto legge, immediatamente approvato dal Capo dello Stato, sua Maestà il Re Imperatore. Non c'era tempo di fare una legge ordinaria, da affidare alle pastoie del Parlamento che, anche allora era formato da due Camere che perdevano un sacco di tempo in chiacchiere e discussioni. Bisognava fare presto perché stava per cominciare l'anno scolastico. Così col decreto legge 5 settembre 1938 n. 1390, su proposta del Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello delle Finanze, fu stabilita l'espulsione dalle scuole di tutti i bambini disomogenei (cioè ebrei). Così i fanciulli italiani furono preservati dal pericolo del multiculturalismo che avrebbe potuto infettare le loro anime e mettere in discussione i fondamenti etici dell'educazione: Dio, Patria e Famiglia.
Quando questa misura sulla sicurezza andò a regime, si contarono 5.400 fanciulli allontanati dalle scuole del Regno, per la gloria del Duce e del Re imperatore.
Correva l'anno 2009… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano, finalmente felice e riunificato sotto la guida di un Capo politico, donato dalla Provvidenza. Nugoli di barbari avevano invaso la città e le campagne e, con la scusa di lavorare, stupravano le donne, rubavano i telefonini e lavavano i vetri delle macchine. Questa situazione non poteva essere tollerata ulteriormente. L'epoca del buonismo che aveva caratterizzato gli imbelli governi di centro-sinistra era finita per sempre. Il Ministro dell'interno l'aveva detto a chiare lettere ad Avellino: «Con gli immigrati dobbiamo essere cattivi». Detto, fatto. L'intrepido ministro aveva proposto al Parlamento delle misure draconiane per combattere l'infezione e tutelare la sicurezza del popolo italiano, in confronto alle quali quelle del 1938 sembravano opera da dilettanti.
Così nel settembre del 2009 si verificò la seconda cacciata dei fanciulli infetti dalle scuole. Infatti il geniale Ministro aveva inserito un codicillo, passato inosservato, nel suo pacchetto sicurezza (art. 45, lett. f): da allora in poi i fanciulli per ottenere l'iscrizione in qualsiasi scuola della Repubblica dovevano esibire il permesso di soggiorno. Così tutti i "clandestini" furono scoperti e scacciati dalle scuole e le classi disinfestate.
Quella fu la seconda volta che si verificò la cacciata dei fanciulli dalle scuole. A differenza della prima volta, la seconda volta furono molti di più.

Presentati i candidati consigleiri della lista di Rifondazione Comunista a Montecchio

Rifondazione Comunista dopo aver presentato la candidata alla carica di Sindaco GIORGIA RICCO', presenta ora la lista dei candidati consiglieri.

Il Circolo del PRC di Montecchio, assumendo l'indicazione del partito giunta dal nazionale di aprirsi a soggetti della sinistra e dei comitati, di segnare il passo rispetto alla parità di genere, di dare fiducia ai più giovani, ha accolto nella propria lista persone non iscritte, ha raggiunto quasi il 40% della presenza di donne e ha coinvolto un buon numero di giovani.
Ecco dunque che il primo nome in lista come candidato consigliere compare la segretaria del circolo Annalisa Magri a seguire l'ex capogruppo in consiglio comunale Silvano Grisendi, Massimiliano Vigo, della segreteria SLC-CGIL di Piacenza e Mirco Giuliotti. Questi candidati comporranno anche la squadra di governo della Riccò qualora la lista conseguisse il risultato di vincere le prossime Elezioni Amministrative di Giugno. A seguire gli altri candidati: la "memoria storica" del partito a Montecchio, Didi Burani, da tempo attivo come volontario nell'AUSER, Arnaldo Fontanili, Antonio Cestaro, Ivano Sassi, i giovani Linda Ligabue, Veruska Riccò, Fortuna Russo, Gianfranco Fontanili, componente del comitato politico regionale di rifondazione, riconfermato in lista Davide Gianasi, già capogruppo in consiglio dopo Grisendi, Assunta Di Giovanni, nota nell'ambiente del volontariato, Sonia Grisendi e un nome di tutto prestigio come l'avvocato Vainer Burani.

È con questi nomi che Rifondazione si presenta alla tornata elettorale di Giugno e con alcuni punti di programma molto chiari: difesa della Costituzione attraverso i valori dell'antifascismo, della libertà e della giustizia sociale; abbattimento delle tariffe per i servizi pubblici per i lavoratori in difficoltà a causa della crisi; ritorno alla gestione pubblica dell'acqua e proprietà pubblica dei beni comuni; scuola pubblica; raccolta differenziata spinta, trasparenza e pratiche di partecipazione quali il bilancio partecipativo; gestione pubblica dei servizi; risparmio energetico; utilizzo di fonti di energia rinnovabili; lotta all'elusione ed evasione fiscale; controllo sugli appalti; attenzione agli anziani e alle problematiche relative alla cura della persona; creazione e sviluppo di centri di aggregazione pubblici per tutti i cittadini.

È evidente, già da questi spunti, come Rifondazione a Montecchio sia l'unica forza a rappresentare la sinistra sociale e politica e per tutti coloro che volessero approfondire è possibile leggere il programma completo (già letto da oltre 200 persone) sul sito www.prcmontecchioemilia.it oppure richiederlo direttamente scrivendo a montecchio@rifondazione.re.it o chiamandoci al numero 348 17 28 077.

Incredibile: identificati dalle forze dell'ordine perchè sventolavano una bandiera rossa il 25 Aprile

Dichiarazione di Nando Mainardi - segretario Prc Emilia-Romagna

Ieri a Morfasso, in provincia di Piacenza, è stato inaugurato un Museo della Resistenza. Erano presenti tantissime persone, tra cui molte ragazze e molti ragazzi, a dimostrare – una volta di più – che il 25 aprile sa parlare efficacemente anche alle nuove generazioni. Come pure erano presenti l'Anpi e numerosi amministratori locali. Nel corso della cerimonia è però avvenuto un episodio inquietante: le forze dell'ordine presenti si sono avvicinate e hanno chiesto i documenti a due militanti della sinistra di alternativa, "colpevoli" di sventolare una bandiera rossa con l'immagine di Che Guevara. Questo episodio è un "sintomo" preoccupante del 25 aprile pacificato e neutralizzato che la destra di Berlusconi vuole riscrivere, fino a volerlo trasformare in una fantomatica "festa della libertà". Anche per questo la reazione di gran parte dei presenti – che hanno contestato l'intervento dei carabinieri – è stata una risposta salutare. Noi contrastiamo e contrasteremo ogni tentativo di "revisionare" il 25 aprile e la Resistenza, e ogni tentativo di mettere in unico calderone i partigiani e i nazi-fascisti. Un pò ovunque – in questi giorni – sono sventolate le nostre bandiere rosse. Le riporteremo nelle piazze e nelle manifestazioni il primo maggio.

27 aprile 2009

Ribadiamo la nostra contrarietà alla fusione Iride-Enìa

Dichiarazione di Nando Mainardi - segretario Prc Emilia-Romagna

Ribadiamo la nostra contrarietà alla fusione Iride-Enìa. Certamente rappresenta un fatto positivo che – in queste settimane – si sia riproposto il nodo della maggioranza in mano pubblica a partire dallo statuto. Come pure riteniamo utili le proposte di Cgil, Cisl e Uil dell'Emilia-Romagna, ribadite in questi giorni, riguardanti gli investimenti sulle reti e sugli impianti, un forte controllo sugli appalti e la partecipazione dei lavoratori. Ma questi diversi elementi non modificano il dato di fondo: la fusione Iride-Enìa rappresenta un significativo passo verso il rafforzamento delle politiche di privatizzazione dei beni comuni e di finanziariazzazione che in questi anni hanno fallito. Se si sceglie la Borsa, non si sceglie nè la qualità nè il territorio. E' per questo che Rifondazione Comunista nei Comuni dell'Emilia-Romagna ha votato contro tale prospettiva.
E' per questo che continuiamo e continueremo a proporre la gestione pubblica e territoriale di beni strategici quali energia, acqua, rifiuti.

24 aprile 2009

Caro Berlusconi, in Abruzzo i no-global già ci sono




Dichiarazione di Maurizio Acerbo, consigliere regionale PRC Abruzzo


Vorrei informare il Presidente del Consiglio che nelle zone terremotate i no-global sono arrivati insieme alla Protezione Civile, anzi in molti posti prima.

Centinaia di volontari di Rifondazione Comunista, centri sociali, associazioni ambientaliste, cattolici, social forum senza cercare telecamere e riflettori hanno distribuito viveri, coperte, medicine e assistenza di ogni genere alle popolazioni colpite dal sisma.

Senza contare che nelle fila della Protezione Civile, che non è proprietà del governo (cosa che sovente si dimentica), sono impegnate tantissime persone che si identificano nei valori di giustizia sociale che ispirano i movimenti contro la globalizzazione neoliberista respondsabile dell'attuale crisi economica mondiale.

Non è un caso che la nostra cucina nella tendopoli di San Biagio sia stata fin dal primo giorno intitolata a Carlo Giuliani.
Gli aquilani non hanno nulla da temere dai cosiddetti no-global, mentre già hanno potuto verificare sulla propria pelle gli effetti di quella cultura dell'illegalità e dell'arricchimento facile che ha amplificato i danni prodotti dal terremoto.

Mi dispiace per il cavaliere ma da due settimane l'Abruzzo è solcato da furgoni carichi di aiuti guidati da no-global che aiutano le persone senza fare campagna elettorale.

16 aprile 2009

Presentata la lista e il candidato sindaco di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea per Montecchio



Candidata sindaco è la giovane Giorgia Riccò, insegnante alla scuola primaria di Praticello di Gattatico, iscritta al partito dal 2000, presente a Genova nel Luglio del 2001 al tempo della manifestazione contro il G8 e profondamente segnata da quell'esperienza per i violenti attacchi contro i manifestanti e dal 2004 siede nel consiglio provinciale divenendone capogruppo nel 2006.

"Mi candido per la lista del mio partito con una squadra di governo di 4 assessori e 12 consiglieri per una svolta a sinistra a Montecchio con un programma coraggioso arricchito dei valori che da sempre ci animano: antifascismo, democrazia, libertà, giustizia. Saremo gli unici che in questa tornata elettorale rappresenteremo la sinistra sociale e politica a Montecchio.

La mia personale esperienza lavorativa di insegnante ha maturato in me la profonda convinzione che oggi, più che mai, è affidato alla Scuola Pubblica un alto compito educativo: la formazione dell'uomo e del cittadino consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri: essa deve fornire a tutti e a tutte gli strumenti e le opportunità per raggiungere questo scopo, indipendentemente dall'estrazione sociale, dalla provenienza geografica o dal credo religioso. In questo senso la Scuola Pubblica è il primo grande strumento di realizzazione di quell'uguaglianza sancita nella Costituzione.

Il nostro programma - già disponibile su cinquepuntipermontecchio.wordpress.com per critiche positive e negative e commenti e che presto diffonderemo e faremo conoscere a tutti i cittadini - oltre all'importante tema della scuola pubblica, profondamente messa in crisi dai tagli dei ministri Gelmini e Tremonti, affronta il tema delicato della crisi economica che ha colpito duramente anche il nostro comune e il tema della politica ambientale. L'ambiente rappresenta un terreno di confronto importante nel quale i cittadini devono essere coinvolti per realizzare una politica e dei progetti innovativi per migliorare la qualità di vita di tutti noi.

Ma certamente alla base di tutto noi poniamo la morale della politica e della gestione della "cosa pubblica", vogliamo valorizzare la trasparenza, la democrazia e la partecipazione dei cittadini alla gestione del comune. Infatti è con le parole Democrazia, Partecipazione, Trasparenza, che iniziamo il nostro programma per le Elezioni Amministrative del 6 e 7 Giugno 2009.

È necessario secondo noi che i cittadini si occupino della gestione di Montecchio, con forme di partecipazione attiva e di reale coinvolgimento nelle scelte che l'Amministrazione si trova, di volta in volta, a dover affrontare sia che esse siano scelte relative ad un singolo quartiere (soluzione di problemi o migliorie), sia che le scelte abbiano un carattere più generale e che vadano ad incidere su tutto il paese (scelte programmatiche sul territorio, sulla gestione delle risorse ecc…). Perché siano garantite la partecipazione, la democrazia e la trasparenza è necessario praticare forme di apertura verso i cittadini, ad esempio facendo dei referendum sulle questioni più rilevanti, attuando il Bilancio Partecipativo e garantendo a tale pratica risorse certe e garantite e facilitando il processo di integrazione estendendo il diritto di voto ai cittadini migranti.

È su questi temi che faremo una campagna elettorale chiara e a disposizione dei cittadini".

15 aprile 2009

Rifondazione Comunista presente il suo candidato Sindaco

MERCOLEDI' 15 APRILE ALLE ORE 18,30
presso il CIRCOLO "L. LIBERTINI" di RIFONDAZIONE COMUNISTA
VIA D. P. BORGHI, 10 - MONTECCHIO



sarà presente il candidato sindaco
GIORGIA RICCO'



Tra poco più di un mese i cittadini di Montecchio andranno alle urne per rinnovare il consiglio comunale, la giunta e il sindaco.

Sarà un appuntamento importante data anche la delicata situazione economica che vede in crisi molte aziende e molti lavoratori messi in cassa integrazione anche nel nostro paese e l'Amministrazione sarà chiamata ad attivare una serie di misure a favore dei cittadini affinché non vengano meno i servizi essenziali per i cittadini stessi, nonostante i tagli dei trasferimenti agli Enti Locali da parte dello Stato. Si affaccia dunque una vera sfida per chi dovrà gestire il Comune nei prossimi mesi e anni perché questa grave crisi economica non sarà breve e soprattutto non è solo un "intoppo" passeggero, ma il sintomo grave del fallimento di un intero sistema economico basato sul capitalismo.

I futuri amministratori dovranno anche gestire il delicato tema dell'integrazione che non è disgiunto dalla valorizzazione del territorio e della qualità del tempo-scuola.

Una vera rivoluzione nella gestione dell'Ente è rappresentata anche dalle politiche ambientali che vanno da un "punto zero" (la riduzione degli imballaggi) fino alla gestione dei rifiuti con la raccolta differenziata e all'utilizzo di energia da fonti rinnovabili, creando innovazione, ma rappresentando anche una fonte di risparmio per le risorse dell'Ente.

Rifondazione Comunista non si è sottratta al confronto con altre forze del centro-sinistra di Montecchio, consapevole che non è nell'autosufficienza la chiave per mettere in campo un programma davvero innovativo e coraggioso; purtroppo, però, non è stato possibile trovare una convergenza con i soggetti interessati, Partito Democratico ed Italia dei Valori. Da un lato il PD è paralizzato dalle proprie divergenze interne e ciò non ha consentito l'avvio di un percorso comune che portasse ad un'alleanza di programma con Rifondazione Comunista, dall'altra parte l'Italia dei Valori, nell'ambito di una coerenza provinciale per le alleanze da stringere in vista delle prossime amministrative, trova che sia da privilegiare il rapporto con il PD.

Rifondazione Comunista invece, tenuto conto delle delicata fase che l'intero Paese sta attraversando, della mancanza di una reale opposizione all'attuale Governo a livello nazionale ed avendo ben chiare le grandi difficoltà che gli amministratori troveranno nel governare i comuni come quello di Montecchio, si è data da tempo l'obiettivo di presentarsi quanto prima ai cittadini con un programma coraggioso e che rappresenti una vera svolta a sinistra. Per questo Rifondazione Comunista si presenterà con la propria lista alle Amministrative di Giugno 2009, come unica lista di sinistra e con l'ambizione di rappresentare la sinistra sociale e politica di Montecchio.

10 aprile 2009

Pensiamo al futuro

Si è concluso il percorso di confronto tra il Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea e i partiti che fanno riferimento al centro-sinistra, nello specifico a Montecchio, il Partito Democratico e l'Italia dei Valori.

Il circolo del PRC/SE ha verificato che non vi sono condizioni per fare alleanze con i due partiti e ha deciso di presentarsi alle prossime elezioni amministrative con la propria lista.

I motivi che hanno ostacolato l'accordo su di un percorso comune non sono da ravvisarsi sui punti programmatici di cui si è discusso nel corso degli incontri, ma sui tempi e sulla rappresentanza. Per Rifondazione è indispensabile presentarsi quanto prima ai cittadini con un programma chiaro senza ulteriori indugi; i cittadini hanno il diritto di sapere quanto prima quale sia la nostra proposta programmatica. Altro punto, la rappresentanza: un partito che abbia senso di responsabilità non può sottrarsi all'impegno del governo del paese e questo Rifondazione era disponibile a fare. Purtroppo le incertezze del Partito Democratico su questo tema ci hanno dato un segnale molto negativo della volontà di costruire realmente insieme un programma comune che rappresenti una svolta a sinistra per Montecchio.

09 aprile 2009

Votare per l'Europa. E sentirsi fessi

di Beppe Severgnini, dal Corriere della Sera del 9 Aprile 2009

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco ( http://www.clau­d iocaprara.it /post/2214328.html).

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?

Piccoli terremoti e pessime case

di Dino Greco, Direttore di Liberazione

Ci sarà molto su cui riflettere, quando lo stato di assoluta emergenza sarà superato e quando la primaria necessità di dedicare ogni sforzo al soccorso delle popolazioni aquilane permetterà un'analisi più istruita delle ragioni che hanno trasformato il terremoto d'Abruzzo nell'ennesima, per nulla inevitabile, catastrofe umanitaria. Sappiamo che l'impegno solidale, la generosità spontanea di tante persone, associazioni, corpi di volontari non mancherà. Del resto, è già visibile, ed è una risorsa di cui, per fortuna, questo Paese non è privo. E tuttavia, mentre le proporzioni del disastro crescono di ora in ora e mentre le cifre di quanti mancano all'appello lasciano intuire quanto l'elenco dei morti sia ancora provvisorio, è necessario tornare, subito, su alcune questioni di fondo. Perché l'invito a "non fare chiacchiere" ("sciacallaggio", dice chi ha la coda di paglia) nell'ora del bisogno, nasconde il cinismo di quanti vorrebbero sbarazzarsi di evidenti, reiterate inefficienze, ritardi, irresponsabilità, occultandoli dietro massicce dosi di retorica. In Italia abbiamo «piccoli terremoti e pessime case», ha ricordato il Presidente del Comitato grandi sismi della Protezione civile, Giuseppe Zamberletti. Si pensi alla casa dello studente o all'ospedale aquilani. La "notizia" è che il solo edificio pubblico dotato di requisiti antisismici, la palestra, è rimasto integro. In California - infierisce Franco Barberi, Presidente onorario della Commissione alti rischi - «un sisma simile non avrebbe causato un solo morto». Insomma, che il patrimonio edilizio di questo Paese sia totalmente vulnerabile e che nessuna precauzione sia stata mai, dicasi mai, adottata, neppure nelle zone a più alto rischio è oppure no un fatto di gravità senza pari? E c'è di peggio se Patrizio Signanini, docente di geofisica presso l'Università di Chieti, rivela ieri a La Repubblica che «la zona dell'Aquilano è segnata in categoria uno nelle mappe sismiche», ma «per la regione è urbanisticamente nel livello due, che non impone costruzioni speciali».
Allora si capisce perché a crollare come castelli di sabbia siano edifici di recente fabbricazione, e non soltanto le vecchie case del centro storico o quelle dei paesi di più antico insediamento che pure avrebbero dovuto essere messe in sicurezza. D'altra parte, il comportamento della regione Abruzzo è perfettamente in linea con la latitanza del governo centrale. E' il Sole 24 ore di ieri che documenta come l'impegno solennemente assunto da Berlusconi dopo il sisma del 2002 in Molise, nel quale perirono 27 bambini sepolti sotto le macerie della scuola di San Giuliano di Puglia, sia finito nel nulla. Il decreto che conteneva dettagliate prescrizioni per la costruzione dei nuovi edifici e per la messa in sicurezza di quelli esistenti è naufragato, nelle mani dei governi che si sono alternati alla guida del Paese. Di proroga in proroga, di rinvio in rinvio. La verità è che dentro vicende drammatiche come questa si specchia la realtà di un Paese che ha adottato il "laissez faire", la deregolazione, in ogni campo, come metodo: brodo di coltura della speculazione edilizia, come della devastazione ambientale, dei profitti lucrati sulla elusione delle norme antinfortunistiche, come dell'evasione fiscale. Raccontano che, in definitiva, la politica altro non è che lo specchio della società, di cui essa non fa che mettere in scena i vizi su una più visibile ribalta. Può darsi che ci sia qualcosa di vero in questa peraltro autoassolutoria rappresentazione. Salvo che la politica dovrebbe coltivare un'ambizione pedagogica, piuttosto che inseguire l'opportunismo, lo spregiudicato affarismo e farsi lievito dei peggiori istinti predatori. Guardiamo poi al davvero grande moto di spontanea seppur disordinata solidarietà che da ogni dove si stringe attorno alle popolazioni colpite. E confrontiamolo con le disfunzioni - malgrado la prosopopea di cui è circondata - della nostra Protezione civile. «Fra le più efficienti del mondo», si dice. Ma, ad Onna distrutta, i sopravvissuti non potevano contare neppure su una tenda dove pernottare. Venti ore dopo il sisma.

08 aprile 2009

«Ma quali grandi opere? Pensino alla sicurezza»

di Angela Mauro - da Liberazione del 7 aprile 2009

«Basta parlare di grandi opere! Sfruttiamo questa tragica occasione per realizzare l'unica grande opera necessaria in Italia: quella di mettere in sicurezza il nostro territorio». Paolo Berdini, urbanista e docente all'Università romana di Tor Vergata, guarda al dramma abruzzese e conclude che in Italia non cambia mai nulla. Affermazione banale, luogo comune tra i più qualunquisti eppure purtroppo calzante, carico di una sua verità impossibile da ignorare, amara visto che si tratta di evitare catastrofi. Perchè, è il ragionamento di Berdini, l'Italia ancora non se lo mette in testa di essere un paese a rischio sismico.

Terremoto di Messina e Reggio Calabria, 1908, quasi 100mila morti. Terremoto dell'Irpinia, 1980, quasi tremila morti. Due voci di una lunga lista. Ora l'Abruzzo. Il governo dice che non si poteva prevedere. Ma prevenire per arginare i danni si può?
Ci sono leggi nazionali anti-sismiche e sulla sicurezza del territorio, fatte apposta per evitare di costruire su zone a rischio frane o esondazioni. Vengono messe in discussione in continuazione. L'ultimo tentativo è andato in scena poco tempo fa, con la deroga rispetto alle norme paesaggistiche inserita nel piano casa...

Grazie al pressing delle Regioni, quella deroga è stata eliminata.
Sì, ma il punto è che questo governo ci aveva provato a cancellare leggi di difesa del suolo che dovrebbero essere un pilastro per un paese civile.

Dopo la tragedia, qual è il suggerimento da dare al governo?
Sfruttiamo quest'occasione per mettere da parte le grandi opere e per destinare fondi all'unica vera grande opera necessaria: quella di mettere in sicurezza un territorio devastato da costruzioni non a norma. Non è possibile assistere all'evacuazione di ospedali costruiti 15-20 anni fa! All'Aquila è crollata una casa dello Studente! Trattasi di strutture pubbliche. Si provi per una volta a guardare lontano. Ospedali e scuole dovrebbero essere il fiore all'occhiello di un paese civile. Invece, in Italia, l'80 per cento degli edifici scolastici è fuori norma. Investire su questo sarebbe veramente un fatto straordinario. Se non si investono così i soldi pubblici, dove e come si dovrebbero investire? Solo per salvare le banche? Il pubblico deve esserci per queste materie.

In Abruzzo sono crollati anche edifici in cemento armato. Un giudizio da tecnico: è normale che succeda?
Io mi chiedo innanzitutto come mai edifici costruiti di recente crollino. Il perchè si spiega facilmente nel nostro paese, purtroppo. C'è una scarsa cultura del controllo in Italia. Abbiamo ottime leggi anti-sismiche, ma nella concessione delle autorizzazioni, nei controlli su come vengono realizzati gli edifici, vengono ignorate. Come dire: si chiude un occhio o addirittura due. E torno al piano casa: l'idea iniziale del governo era di permettere allargamenti degli immobili con la semplice comunicazione di inizio dei lavori, senza tener conto delle leggi di tutela del territorio e dunque anche di sicurezza degli stessi stabili. E' una questione di cultura, è quella che sto denunciando.

Magari dopo questa tragedia, staranno più attenti i governatori alle prese con nuove misure sull'edilizia da varare entro tre mesi, come da accordi con il governo...
Speriamo in un sussulto di civiltà. Ripeto: le nostre normative sono rigorose, ma il pubblico non fa i controlli. Quando ci decideremo a diventare un paese civile? Perchè gli altri paesi europei riescono ad esserlo e noi no?

Insomma, il nostro paese e i suoi governanti non hanno imparato nulla dai sismi che ci hanno sconvolto, l'ultimo quello in Umbria nel '97?
Assolutamente nulla. Anzi, mi viene da pensare che mentre in Umbria furono colpiti in particolare chiese e monumenti antichi, nel caso dell'Aquila parliamo di un pezzo di industria italiana, di un piccolo cuore produttivo del nostro paese, una città di servizio. Eppure crolla. Se questo è il modello su cui si regge, il paese significa che rischiamo veramente la bancarotta.

02 aprile 2009

SABATO 4 APRILE NOI SAREMO A ROMA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLA CGIL

Appello della sinistra di alternativa emiliano-romagnola

Sabato saremo a Roma alla manifestazione nazionale della Cgil contro la crisi e contro le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi. Riteniamo necessaria la costruzione di un'opposizione sociale e politica di sinistra nel Paese, a partire dalle mobilitazioni, dalla ripresa del conflitto sociale e delle lotte. La destra punta, utilizzando e cavalcando la frantumazione sociale prodotta dalla crisi, a portare fino in fondo il proprio disegno autoritario, cambiando brutalmente la Costituzione e il sistema istituzionale; tagliando i diritti e le tutele dei lavoratori; distruggendo lo stato sociale e la scuola pubblica; attaccando l'autonomia del sindacato e la democrazia nei luoghi di lavoro; cancellando ogni spazio di laicità. Noi pensiamo che sia possibile fermare questo disegno indicando con chiarezza un'alternativa: chiediamo il blocco dei licenziamenti; il rinnovo dei contratti di lavoro dei precari; la generalizzazione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori precari e delle piccole imprese; il blocco degli sfratti; un nuovo intervento pubblico in economia e la proposta di un nuovo modello di sviluppo; l'investimento nello stato sociale e nella scuola pubblica. Diciamo di nuovo: la Costituzione non si tocca. Per questo stiamo dalla parte della Cgil e dei sindacati di base che - in questi mesi - hanno manifestato la propria contrarietà alle politiche del governo e di Confindustria con il sostegno delle altre organizzazioni sindacali. Non si costruisce un'opposizione efficace astenendosi o votando a favore del federalismo fiscale, come è avvenuto in Parlamento, come pure non si costruisce un'alternativa alle politiche della destra proponendo interventi sporadici e negando la necessità di una forte azione redistributiva del reddito. Siamo dalla parte dei lavoratori e di tutti coloro che sono colpiti dall'onda di questa crisi e diciamo che è possibile una fuoriuscita da sinistra dalla crisi. Contrariamente ad altre fasi, l'Emilia-Romagna - il nostro territorio - va, esattamente come il resto del Paese, male sul piano economico e sociale. Il crollo dei mercati esteri si è fatto sentire a maggior ragione da queste parti. I licenziamenti, le cassintegrazioni, la chiusura di aziende sono all'ordine del giorno come in qualsiasi altra parte del Paese: oggi non esiste nessuna anomalia positiva, nessun modello emiliano-romagnolo. E' perciò fondamentale,anche da qui, avviare una grande campagna contro la crisi che coinvolga, nella loro autonomia, tutti i soggetti politici, sociali, singole personalità che non si rassegnano all'egemonia politica e sociale delle destre.

Chi vuole sottoscrivere l'appello può farci pervenire tramite mail (montecchio@rifondazione.re.it) l'adesione - con nome, cognome, territorio di appartenenza, eventuale ruolo in associazioni, sindacati, soggetti sociali, istituzionale, di partito.

01 aprile 2009

Comunisti e anticapitalisti? Ebbene si.

di Claudio Grassi, Segreteria Nazionale PRC-SE

Il dado è tratto. Finalmente, nella delicata contesa elettorale europea, abbiamo un simbolo elettorale attorno al quale raccogliere consenso per la lista comunista e anticapitalista. Qualcuno (che non ci ama) ha sottolineato la presenza grafica della falce e del martello, così come le espressioni "comunista" e "anticapitalista" nella definizione della lista medesima, per lasciar intendere che tutto ciò rinvia a vecchi e ormai vuoti slogan, a obsolete simbologie. Sono gli stessi che hanno mimetizzato o addirittura censurato l'importante dichiarazione di Pietro Ingrao il quale, nel contesto di un'intervista a L'Unità , ha annunciato il suo voto a Rifondazione Comunista.
Eppure, dovrebbe far riflettere - anche e soprattutto a sinistra - non semplicemente l'autorevolezza di tale presa di posizione, ma anche la sintetica argomentazione con cui essa è stata motivata. Non si tratta - sostiene Ingrao - di essere d'accordo su tutto: e, in effetti, egli non condivide parte di ciò che noi diciamo. Ma il punto per lui dirimente è che oggi è «essenziale la presenza a sinistra di un soggetto politico organizzato»; e che, se c'è da discutere, è bene che lo si faccia «dentro la struttura di un partito, di un soggetto politico ben "formato"». Le forze organizzate - aggiungiamo noi - non si inventano; né possono essere costituite confidando in imprevedibili (e improbabili) sviluppi del quadro politico. Tanto meno è ragionevole predicare l'unità spaccando quel che c'è di già "formato" e aggregando ciò che c'è di eterogeneo.
A tali considerazioni dovrebbero certamente indurre la logica e il buon senso. Ma, soprattutto, esse dovrebbero essere imposte dalla gravità dell'attuale congiuntura e dall'urgenza delle risposte che questa richiede. La lista comunista e anticapitalista ed il suo simbolo nascono precisamente per tentare di metterci all'altezza della suddetta urgenza, per far balenare un'alternativa concreta e possibile all'ordine (o, se si vuole, al disordine) costituito, per offrire una sponda e una speranza a quanti oggi - e purtroppo, sempre di più, domani - subiscono i colpi della crisi.
Lo diciamo con nettezza ai nostri malevoli critici, a coloro che vogliono strumentalmente descrivere la nostra impresa politica come una sorta di residuo del passato. "Anticapitalismo", lungi dall'essere un'espressione logora, una giaculatoria ripetitiva e ormai priva di contenuto reale, rappresenta al meglio il condensato di un programma politico che, sulla scia di un'analisi della crisi intesa come strutturale disfunzione del modo di produzione vigente, riesce anche ad indicare non degli esangui palliativi ma delle concrete misure di tutela della nostra gente. Tutto sta ad avere o meno la forza e il coraggio di toccare privilegi e interessi potenti. E' in tal senso che, ad esempio, la suddetta espressione si collega oggettivamente alle parole d'ordine dell'Onda, a quel prodigio di sintesi che studenti e insegnanti rovesciano sul governo quando urlano: «Noi non vogliamo pagare la vostra crisi».
E' appunto questa cornice generale - analitica e programmatica - entro cui si riconoscono le forze promotrici della lista comunista e anticapitalista, che distingue quest'ultima da cartelli raccogliticci e approntati in tutta fretta per tentare il superamento della soglia elettorale del 4%. Non a caso, chi sarà candidato con la nostra lista, quale che sia la sua matrice di provenienza - che militi nel Prc o nel Pdci, che faccia parte di Socialismo 2000 o dei Consumatori Uniti, che operi in strutture associative o di movimento, oppure sia esponente di vertenze territoriali o di lavoro - farà riferimento alle opzioni ideali e agli obiettivi programmatici che hanno contraddistinto in questi anni le battaglie politiche del Gue, acronimo che sta per Gauche Unitaire Européenne (Sinistra Unitaria Europea): ossia del gruppo parlamentare entro cui confluiscono, a livello europeo, i partiti comunisti e le forze anticapitaliste e progressiste. Tale raggruppamento ha condotto un duro corpo a corpo con la maggioranza liberista di Bruxelles: misurandosi con le forze del centro-destra, ma anche con quelle interne al Pse, al gruppo socialista. Collocati in termini inequivoci alla sinistra del Pse, i deputati del Gue hanno contrastato, direttiva dopo direttiva, gli accordi bipartisan che sin qui hanno contribuito a costruire l'impianto politico e istituzionale di questa Europa liberista e antipopolare. In modo altrettanto netto, la nostra lista si propone di rafforzare la sinistra anticapitalista del Gue, all'interno del Parlamento europeo e, in questo modo, offrire la prospettiva di un'altra Europa, un'alternativa di giustizia sociale e di pace a quanti ritengono che non sia questo l'unico mondo possibile.
La coerenza non è un optional ; e nella coerenza di tale impostazione sta la nostra forza, la forza di una lista che comunque vogliamo concepire aperta al contributo di tanti compagni di strada. Essa non esprime la chiusura compatta di un partito, ma non è neanche espressione di un mero cartello elettorale. Ci rivolgiamo con serietà agli elettori proponendo un'unità d'azione a partire da un comune denominatore, da una comune progettualità politica: comunista e anticapitalista.