"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

31 marzo 2009

Il Cavaliere forte per l’altrui debolezza

di Alberto Burgio

Il discorso di un vincitore. Che ricorda fiero il cammino percorso, concede onori ai compagni di strada e disegna i futuri scenari di gloria. Oggi Berlusconi celebra il proprio trionfo. Sogna a occhi
aperti. Inscrive se stesso nella galleria degli eroi nazionali.
Innalza il 1994 a data fondativa della storia patria, l'inizio della Liberazione. Non si è smentito e non ha deluso le attese. Del resto, tutto sembra andargli per il verso giusto e lui ne approfitta.
Un discorso, se vogliamo, significativo, per quanto dice e per quel che tace. Le parole "popolo" e "libertà" ripetute decine, centinaia di volte, martellate come garanzie salvifiche. E mai una volta che sia una, invece, la parola "uguaglianza". Ma il fulcro intorno al quale ha ruotato il discorso è la storia del Paese che Berlusconi ha voluto narrare. Segno che gli è ben chiara l'importanza di un tema - la storia, appunto, come fondamento dell'identità - che tanti suoi avversari hanno invece dimenticato.

La storia italiana per Berlusconi si identifica con la grande crociata del "popolo della libertà" contro la sinistra statalista, autoritaria e, in realtà, ancora comunista, con la falce e martello incisa nel cuore. Di questa crociata - nel nome dell'"Europa libera, cristiana, occidentale" - lui è, naturalmente, un protagonista. Ma non manca il pantheon dei Padri: nomina Sturzo, cita De Gasperi, ricorda commosso - a beneficio di Fini e dei suoi - il grande Tatarella. Manca solo Gelli. In compenso evoca, implicitamente, il Gobetti della rivoluzione liberale. Non è il caso di inalberarsi. C'è piuttosto da riflettere sulla grande capacità di inventare la tradizione che la destra dimostra di avere.

Ce n'è per tutti, man mano che il comizio procede. Anche per il comunismo stragista dei cento milioni di morti, e per l'Armata Rossa, degradata a banda di vili opportunisti. Che - dice Berlusconi - attese alle porte di Berlino finché quanto restava della Wehrmacht non si fosse arreso. E' il bello della postmodernità. Si può dire tutto e il contrario di tutto: quel che conta è disporre del pulpito più alto.

Un passaggio del discorso merita una citazione, ed è quando Berlusconi cita Bettino Craxi, il suo mentore, il suo antico protettore. Dice che al segretario del Psi va il merito di avere per primo accantonato la teoria dell'"arco costituzionale". Vero o non vero, è l'indicazione di una pista feconda, che varrebbe la pena di battere per una riflessione seria sulla storia recente del socialismo italiano.

Ricordi, onori, progetti. Berlusconi non ha limiti, aspira per sé al Quirinale, progetta per il proprio Popolo l'occupazione stabile del potere. Sogna ad occhi aperti una nuova epoca, nella quale finalmente - come ebbe a dire la signora Thatcher - vi siano soltanto individui e non più classi, collettivi, società. Nella quale libertà faccia rima con possibilità concreta di fare, di avere, di potere. Tradotto in volgare: è l'apoteosi della libertà dei soldi.
E' questa la "rivoluzione liberale" che Berlusconi promette: "borghese, popolare, moderata" e, naturalmente, "interclassista". Riuscirà a realizzarla? Al momento non si vede chi possa ostacolarlo.
Ed è questo il vero punto di forza del suo insistito e soddisfatto tornare alle origini. In questi quindici anni questo Paese è molto cambiato. Berlusconi ne ha intercettato gli aspetti più retrivi, li ha legittimati ed esaltati. Ma tutto questo è stato possibile perché non vi è stata difesa, non vi è stato alcun argine, alcuna idea-forza contro la marea montante della destra. Berlusconi è forte dell'altrui debolezza, che purtroppo continua.

Allora dovremmo fermarci davvero un istante a riflettere su che cosa sta da tempo accadendo in questo Paese. E guardare in faccia finalmente le nostre responsabilità: nostre, di tutte le forze
democratiche e in particolare della sinistra. Quanti passi indietro?
Quanti errori? Quante concessioni all'ideologia della destra e quanta malriposta paura di difendere la nostra storia e la nostra gente?
Oggi Berlusconi ci ricorda che la partita è ancora aperta e che lui intende stravincerla. Speriamo che in tanti abbiano ascoltato con la dovuta attenzione.

28 marzo 2009

Oggi abbiamo dato vita a una lista unitaria della sinistra anticapitalista in Europa contro le politiche di Maastricht e di Lisbona.


Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

Oggi abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l'Europa.
Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo anche attraverso il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano.

Chi vota la nostra lista saprà da subito dove andranno a sedere i nostri eletti e rappresentanti: nel gruppo del Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, e cioè all'opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l'attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali. Una vera "grande coalizione" liberista e antipopolare che vede e vedrà unite tutte quelle forze politiche che oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dalla Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini.

Chi vota la nostra lista invece vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa da sinistra, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell'individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un'Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche per un'Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato, per una politica di pace e di democrazia.

Il nostro dunque non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili.

A tal fine le quattro forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni.


27 marzo 2009

Incotro PRC-PD in merito alle elezioni amministrative

Una svolta a sinistra e un programma coraggioso per il bene di Montecchio, con queste parole ha esordito il circolo di Rifondazione Comunista di Montecchio nell'incontro che si è svolto con il Partito Democratico qualche giorno fa.

Un incontro di confronto per verificare la possibilità di convergere su di un unico programma da presentare alle prossime elezioni amministrative di Giugno. L'esito dell'incontro ha evidenziato un accordo rispetto ai 3 temi analizzati, cioè risposte alla situazione di crisi economica – coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per la gestione delle risorse riservate alla crisi -, alle politiche ambientali – raccolta differenziata spinta, fino ed oltre il 65% - e alla priorità della scuola pubblica – si privilegia il pubblico rispetto al privato. Rispetto invece ai tempi entro i quali si dovrebbe proseguire e concludere il confronto sul programma generale e la rappresentanza di Rifondazione in consiglio comunale ed in giunta, qualora Colli vincesse le elezioni, non è stata raggiunta un'intesa con il Partito Democratico.

Rifondazione ritiene che sia invece necessario presentarsi quanto prima ai cittadini con una proposta credibile e coraggiosa, anche perché è evidente come oggi i tempi della politica li stia dettando esclusivamente la destra, mentre vi sia un clamoroso ritardo da colmare da parte del centro-sinistra.

Rispetto alla rappresentanza, Rifondazione Comunista è pronta ad assumersi tutte le responsabilità che il governo di un paese come Montecchio richiede. Rifondazione Comunista è disponibile a confrontarsi sul programma e a partecipare ad una proposta di sinistra per Montecchio e ad impegnarsi attivamente a rendere concreta quella proposta.

Auspichiamo, quindi, che la grande capacità organizzativa e la serietà che contraddistingue il Partito Democratico consentano di proseguire il confronto dando una risposta in tempi brevi ai due punti rimasti ancora in sospeso.

26 marzo 2009

Il Nobel a Berlusconi

di Giorgio Cremaschi, segreteria nazionale FIOM-CGIL

Prima di Berlusconi è stata la signora Melba Ruffo, in televisione a Domenica In, ad affermare che per uscire dalla crisi bisogna lavorare di più. La sua idea allora non riscosse un grande successo, non se ne colse la genialità. Non conosciamo le fonti che ispirano le acute intuizioni del Presidente del Consiglio, ma lui oggi ripete lo stesso concetto fornendogli quell'autorevolezza che prima mancava.
Lavorare di più per uscire dalla crisi, dunque. Bene, vediamo in concreto che significa, senza i soliti pregiudizi ideologici.
Immaginiamo che, prima di tutto, si pensi di far lavorare di più chi ha perso o rischia di perdere il posto, o chi è da lungo tempo in Cassa integrazione. Quindi i lavoratori della Fiat di Pomigliano, i tessili di Prato, le lavoratrici della Indesit di Torino, i cassintegrati dell'Alitalia, i precari pubblici e privati che rischiano di scomparire dal ruolino dell'occupazione, e tante e tanti altri. Secondo dati che il governo considera allarmistici, ma che tutte le fonti confermano, entro la fine dell'anno avremo oltre 500 mila cassaintegrati e altrettanti disoccupati in più. Far lavorare di più un milione di persone che non lavora affatto non dovrebbe essere difficile per il cavalier Berlusconi, visto che sulla promessa di un milione di posti di lavoro ha fondato la sua discesa nel campo della politica.
Ma come, dove? Sono lavori pubblici, quelli che vengono offerti? E' la costruzione del Ponte di Messina? E' la stanza in più nell'appartamento che ogni famiglia, anche nei palazzi a venti piani, potrà costruire secondo un'altra promessa del Presidente del Consiglio?
Una promessa che solo incalliti detrattori possono trovare in contrasto con le leggi urbanistiche e anche con quelle della fisica. E' un impegno che otterrà dalla Confindustria della signora Marcegaglia, che ha chiesto e ottenuto recentemente "soldi veri" dal governo? Non è chiaro.
A meno che il lavoro in più a cui potrebbe dedicarsi questo milione di persone non sia il lavoro nero, quello che secondo un altro acuto comunicatore, il ministro Brunetta, costituirebbe un vero e proprio ammortizzatore sociale.
Ma forse stiamo equivocando. Berlusconi parlava di far lavorare di più quelli che ancora lavorano. Qui facciamo fatica a capire come e cosa ci guadagnano i disoccupati, a cui governo e imprese non offrono lavoro dignitoso, se gli occupati lavorano di più. Secondo noi così si aggrava la crisi, ma il nostro è probabilmente un vecchio schematismo ideologico e anche matematico, che non crede che in economia si possano moltiplicare i pani e i pesci. Come invece hanno creduto coloro che hanno comprato i derivati e i vari titoli spazzatura e che erano convinti che l'economia non fosse più sottoposta ad alcuna legge.
Comprendiamo che alla parola legge il Presidente Berlusconi abbia una reazione stizzita. Ma stia tranquillo, la violazione delle leggi dell'economia non è reato da nessuna parte e anche coloro che negli Stati Uniti hanno pensato di poter vendere e comprare all'infinito il Colosseo, la stanno facendo quasi tutti franca.
Secondo noi, quando un'economia è depressa o in crisi, sarebbe necessario, prima di tutto, redistribuire il lavoro e i redditi, invece che accumulare disuguaglianza tra chi può lavorare e chi no e, ancor di più, tra chi è ricco e chi no. Però è difficile far intendere il concetto di redistribuzione a chi pensa che sia offensivo anche solo sospettare che i ricchi non siano tali per diritto divino.
Allora il cavalier Berlusconi provi a spiegarci in concreto come funziona il meccanismo per cui se io lavoro il doppio e tu lavori niente, abbiamo un lavoro per uno. Provi a superare il significato profondo del sonetto di Trilussa e magari potrà concorrere al Nobel per l'economia. In fondo, nel passato, quel premio l'hanno ottenuto persone che avevano idee più strambe e anche più dannose delle sue.

23 marzo 2009

Sullo stato della crisi a Montecchio

Il Circolo di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Montecchio Emilia esprime forte preoccupazione per la situazione socio-economica che si sta determinando, a causa della crisi, anche nel nostro paese così come dimostrano i dati diffusi dalla CGIL che già ad inizio 2009 segnalava la presenza sul distretto di circa 1.200 lavoratori interessati da Cassa integrazione ordinaria e di almeno 600 precari non riconfermati e quindi scoperti da ammortizzatori sociali.

Molte aziende di Montecchio (su tutte SBC, BIGLIARDI, CIAM, UNIDECK, DIECI, FASMA) hanno già avviato la cassa integrazione e molte altre potrebbero farlo nel breve periodo mettendo così in gravi difficoltà economiche sia i lavoratori espulsi dal mondo del lavoro (e cioè a reddito zero) perché interinali o a tempo determinato sia quelli che, in cassa integrazione, vedranno ridursi anche del 40% lo stipendio (dovendo vivere con 600-700 euro al mese).

Rifondazione Comunista ritiene che la cassa integrazione sia da applicare solo quando effettivamente indispensabile, il più possibile "spalmata" e a rotazione tra i lavoratori, in modo da minimizzare, per quanto possibile, le ricadute economiche sui lavoratori stessi. L'utilizzo della cassa integrazione va poi abbinato ad un fattibile piano industriale di rilancio economico-produttivo.

Le istituzioni pubbliche, a partire dal Comune, devono mettere a disposizione tutti gli strumenti diretti ed indiretti atti ad alleviare lo stato di crisi che già ora, ma ancora di più in futuro, colpisce molti lavoratori.

Stigmatizziamo dunque l'atteggiamento di quelle aziende, presenti anche sul territorio montecchiese (es. Dieci) che non seguono questi criteri e manteniamo l'attenzione anche sulla situazione degli apprendisti di CIAM e Unidek, che rischiano di rimanere fuori dagli ammortizzatori sociali.

Come Circolo di Montecchio Emilia del Partito della Rifondazione Comunista ci accingiamo a presentare in Consiglio Comunale un Ordine del Giorno che impegni la Giunta a riaprire i tavoli di trattativa tra le controparti e farsi garante di tali indicazioni.
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

Economia e Politica