"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

21 marzo 2009

Senza volto: nessun diritto, nessuna pietà

di Vinicio Albanesi, Comunità di Capodarco

E' morto al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, con il titolo generico di immigrato algerino di quarant'anni, senza nome: pure tossicodipendente. E' una delle storie ricorrenti nelle nostre strutture di ammasso di esseri umani che non hanno volto. Non l'hanno perché non hanno identità, né diritti. Intromessi, senza permesso, nel nostro territorio nazionale, non hanno acquisito rispetto. Che ringrazino Dio per non essere stati bombardati, qualcuno commenterà.
Per carità: la magistratura farà le sue indagini, compresa l'autopsia. Resterà una vita vissuta per nulla. Bruciata dagli eventi, dalle sue responsabilità, dalla sua migrazione, dalla sua incapacità a ritagliarsi uno spazio nella storia. A differenza di altre vite, il suo malore non ha avuto considerazione, né ha destato allarme: i suoi dolori sono stati confusi con quelli simbolici che esprimono comunque malessere e sofferenza. Succede nelle nostre carceri, nei nostri manicomi, nei nostri ricoveri. Non occorre essere scienziati per capire che un allarme lanciato è comunque sintomo di malessere: il ricorso al sentirsi male è l'unico richiamo possibile per destare pietà. Nella disumanità delle strutture globali nemmeno la pietà funziona. La vita continua nella distinzione che esiste da sempre: tra chi ha e chi non ha.
Si dice spesso che la vita è indisponibile. Bisognerebbe aggiungere: per chi se lo può permettere. Perché altrimenti la vita diventa disponibilissima: per fare le guerre, per essere incarcerati, ammassati, trascurati, vilipesi, abbandonati.
Non esistono scale che misurino tolleranza, attenzione, dignità. Al contrario si ergono coloro che giustificano, ammiccano, dimostrano che tutto è regolare. Regolarissimo. Abbiamo già assistito a scenari simili: tutto in ordine. L'intervento, la fatalità, la normalità: gli stessi che non hanno avuto pietà sono giudicati da altrettanti che non avranno pietà. Appartengono alla stessa specie. Non ci saranno avvocati di grido in contraddittorio; non ci sarà risarcimento a nessuno; la vicenda non farà notizia. Nessuno sarà condannato perché la legge non prevede il reato di disumanità.
Non saranno chiusi i centri di identificazione ed espulsione; non saranno resi umani, perché chi vi è rinchiuso è un non-cittadino. Sono stati inventati per garantire i più contro le orde di barbari che si permettono di disturbare identità nazionali, portando disordine e altre sub culture. Anzi saranno confermati per garantire più umanità a chi ne ha già abbondante. Esistono storie e non storie.
Come sempre, nella catena dei secoli che trascorrono. Di più: ci sarà chi ricostruirà le vicende a propria dimensione e conforto. Citando fatti e nascondendone altri. Giudicandone alcuni importanti, altri ininfluenti.
La dignità di ogni essere vivente (animali, piante, persone) non può ammettere distinzioni quantitative e qualitative: si inquina altrimenti ogni convivenza. La parola democrazia, l'essere popolo perderebbero ogni valore. Con una vendetta terribile. Se il rispetto non è garantito a tutti indistintamente, senza aggiungere alcuna condizione, la disumanità colpirà chi è debole, indifeso, vecchio, malato, delinquente, ininfluente. Non sarà più solo un algerino immigrato a non ricevere ascolto, ma anche un cittadino italianissimo che è caduto, suo malgrado, nella condizione di un immigrato irregolare. Inventeranno tante strutture, quante necessarie, per rinchiudervi dentro chi non conta più. E continueranno a parlare di democrazia, di rispetto, di partecipazione.

Nessun commento:

Posta un commento