"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post

30 luglio 2009

Falsi permessi per clandestini

Come volevasi dimostrare; è quasi una uguaglianza matematica: se mettiamo una legislazione securitaria, che tratta le questioni relative all'immigrazione come solo problema di ordine pubblico, e aggiungiamo migliaia di persone disperate in fuga da paesi poveri o scenari di guerra, produciamo ricattabilità e sfruttamento dei migranti, e alimentiamo un mercato illegale di permessi di soggiorno, organizzato e gestito anche da italiani.

Stupisce? No, è matematico e logicamente prevedibile. Il lavoro degli immigrati è fondamentale per la nostra economia, uno Stato che non riconosca questo dato, che eriga muri, trincee e filo spinato lungo i suoi confini, non limita l'immigrazione ma la fa diventare clandestina e ricattabile; chi lavora nel nostro paese potrà continuare a farlo (nessuno ha interesse a che una parte consistente della forza lavoro se ne vada) ma avrà meno diritti, dovrà pagare, e quindi alimentare qualche organizzazione criminale, non sempre potrà ricevere lo stipendio in cambio del lavoro svolto (vedi alcune recenti vicende accadute proprio nella nostra bella provincia!) e non avrà alcuno cui rivolgersi per vedere riconosciuti i più elementari ed inviolabili diritti sanciti da ogni costituzione di ogni paese che si possa definire ancora civile.

Non ci riguarda?Il fatto che alcuni lavoratori non abbiano gli stessi diritti di altri, conquistati per tutti in decenni di lotte, il fatto che debbano sottostare a continui ricatti, il fatto che debbano essere assoggettati al caporalato, al lavoro nero, senza alcuna sicurezza, non riguarda tutti noi? Non lede i diritti di tutti? Non abbassa le conquiste sindacali di ogni lavoratore? Non riporta tutti all'anno zero delle tutele sociali?

La vicenda che vede coinvolto il direttore dell'ufficio postale di Montecchio, al di là di ogni considerazione nel merito degli eventi sui quali è chiamata a far luce la magistratura, dovrebbe piuttosto fermare l'attenzione di tutti sugli effetti prodotti dalla legge Bossi – Fini, che lega la "regolarità" del permesso di soggiorno alla presenza di un contratto di lavoro, facendo diventare irregolari anche migranti presenti nel nostro territorio da molti anni, qualora dovessero perdere il lavoro. Alla tragedia della perdita del lavoro, che in questo periodo di crisi molte famiglie stanno conoscendo, si aggiunge la tragedia di trovarsi clandestini in quel tessuto economico che si è contribuito a far crescere; su questa tragedia si alimenta e prospera il mercato dei falsi permessi di soggiorno. Oggi la nostra piccola comunità ha l'opportunità di riflettere su questi effetti, ha l'opportunità di crescere e, nel suo piccolo, di ribellarsi all'arretramento civile che è sotto gli occhi di tutti.

12 maggio 2009

Siamo tutti un popolo

Il testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912

Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco
attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali".

La relazione così prosegue: "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

04 maggio 2009

Presentazione del libro "LAVAVETRI. Il prossimo sono io"


Giovedì 7 Maggio alle 21
Bar Trattoria 10
Via Landini, 37 - Montecchio Emilia

Intervengo

Lorenzo GUADAGNUCCI - Giornalista del Resto del Carlino e autore del libro

Stefano GALIENI - Resp. Naz. Dipartimento Immigrazione del PRC-SE

Vainer BURANI - Giuristi Democratici

Introduce e modera

Gianfranco FONTANILI - Comitato Politico Regionale del PRC-SE

Durante la presentazione sarà possibile cenare
Menu fisso 15 €
Per informazioni e prenotazioni: montecchio@rifondazione.re.it oppure 348 17 28 077

28 aprile 2009

La seconda volta

di Domenico Gallo

Correva l'anno 1938… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano. L'omogeneità culturale e religiosa del popolo, finalmente pacificato e riunito sotto la guida del Comandante supremo, era insidiata dalla fastidiosa presenza di un gruppo sociale disomogeneo, che si ostinava a restare diverso, col rischio di corrompere la razza italica.
Per fronteggiare questa minaccia il Consiglio dei Ministri si riunì d'urgenza e deliberò un decreto legge, immediatamente approvato dal Capo dello Stato, sua Maestà il Re Imperatore. Non c'era tempo di fare una legge ordinaria, da affidare alle pastoie del Parlamento che, anche allora era formato da due Camere che perdevano un sacco di tempo in chiacchiere e discussioni. Bisognava fare presto perché stava per cominciare l'anno scolastico. Così col decreto legge 5 settembre 1938 n. 1390, su proposta del Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello delle Finanze, fu stabilita l'espulsione dalle scuole di tutti i bambini disomogenei (cioè ebrei). Così i fanciulli italiani furono preservati dal pericolo del multiculturalismo che avrebbe potuto infettare le loro anime e mettere in discussione i fondamenti etici dell'educazione: Dio, Patria e Famiglia.
Quando questa misura sulla sicurezza andò a regime, si contarono 5.400 fanciulli allontanati dalle scuole del Regno, per la gloria del Duce e del Re imperatore.
Correva l'anno 2009… una grave minaccia incombeva sulla sicurezza del popolo italiano, finalmente felice e riunificato sotto la guida di un Capo politico, donato dalla Provvidenza. Nugoli di barbari avevano invaso la città e le campagne e, con la scusa di lavorare, stupravano le donne, rubavano i telefonini e lavavano i vetri delle macchine. Questa situazione non poteva essere tollerata ulteriormente. L'epoca del buonismo che aveva caratterizzato gli imbelli governi di centro-sinistra era finita per sempre. Il Ministro dell'interno l'aveva detto a chiare lettere ad Avellino: «Con gli immigrati dobbiamo essere cattivi». Detto, fatto. L'intrepido ministro aveva proposto al Parlamento delle misure draconiane per combattere l'infezione e tutelare la sicurezza del popolo italiano, in confronto alle quali quelle del 1938 sembravano opera da dilettanti.
Così nel settembre del 2009 si verificò la seconda cacciata dei fanciulli infetti dalle scuole. Infatti il geniale Ministro aveva inserito un codicillo, passato inosservato, nel suo pacchetto sicurezza (art. 45, lett. f): da allora in poi i fanciulli per ottenere l'iscrizione in qualsiasi scuola della Repubblica dovevano esibire il permesso di soggiorno. Così tutti i "clandestini" furono scoperti e scacciati dalle scuole e le classi disinfestate.
Quella fu la seconda volta che si verificò la cacciata dei fanciulli dalle scuole. A differenza della prima volta, la seconda volta furono molti di più.

21 marzo 2009

Senza volto: nessun diritto, nessuna pietà

di Vinicio Albanesi, Comunità di Capodarco

E' morto al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, con il titolo generico di immigrato algerino di quarant'anni, senza nome: pure tossicodipendente. E' una delle storie ricorrenti nelle nostre strutture di ammasso di esseri umani che non hanno volto. Non l'hanno perché non hanno identità, né diritti. Intromessi, senza permesso, nel nostro territorio nazionale, non hanno acquisito rispetto. Che ringrazino Dio per non essere stati bombardati, qualcuno commenterà.
Per carità: la magistratura farà le sue indagini, compresa l'autopsia. Resterà una vita vissuta per nulla. Bruciata dagli eventi, dalle sue responsabilità, dalla sua migrazione, dalla sua incapacità a ritagliarsi uno spazio nella storia. A differenza di altre vite, il suo malore non ha avuto considerazione, né ha destato allarme: i suoi dolori sono stati confusi con quelli simbolici che esprimono comunque malessere e sofferenza. Succede nelle nostre carceri, nei nostri manicomi, nei nostri ricoveri. Non occorre essere scienziati per capire che un allarme lanciato è comunque sintomo di malessere: il ricorso al sentirsi male è l'unico richiamo possibile per destare pietà. Nella disumanità delle strutture globali nemmeno la pietà funziona. La vita continua nella distinzione che esiste da sempre: tra chi ha e chi non ha.
Si dice spesso che la vita è indisponibile. Bisognerebbe aggiungere: per chi se lo può permettere. Perché altrimenti la vita diventa disponibilissima: per fare le guerre, per essere incarcerati, ammassati, trascurati, vilipesi, abbandonati.
Non esistono scale che misurino tolleranza, attenzione, dignità. Al contrario si ergono coloro che giustificano, ammiccano, dimostrano che tutto è regolare. Regolarissimo. Abbiamo già assistito a scenari simili: tutto in ordine. L'intervento, la fatalità, la normalità: gli stessi che non hanno avuto pietà sono giudicati da altrettanti che non avranno pietà. Appartengono alla stessa specie. Non ci saranno avvocati di grido in contraddittorio; non ci sarà risarcimento a nessuno; la vicenda non farà notizia. Nessuno sarà condannato perché la legge non prevede il reato di disumanità.
Non saranno chiusi i centri di identificazione ed espulsione; non saranno resi umani, perché chi vi è rinchiuso è un non-cittadino. Sono stati inventati per garantire i più contro le orde di barbari che si permettono di disturbare identità nazionali, portando disordine e altre sub culture. Anzi saranno confermati per garantire più umanità a chi ne ha già abbondante. Esistono storie e non storie.
Come sempre, nella catena dei secoli che trascorrono. Di più: ci sarà chi ricostruirà le vicende a propria dimensione e conforto. Citando fatti e nascondendone altri. Giudicandone alcuni importanti, altri ininfluenti.
La dignità di ogni essere vivente (animali, piante, persone) non può ammettere distinzioni quantitative e qualitative: si inquina altrimenti ogni convivenza. La parola democrazia, l'essere popolo perderebbero ogni valore. Con una vendetta terribile. Se il rispetto non è garantito a tutti indistintamente, senza aggiungere alcuna condizione, la disumanità colpirà chi è debole, indifeso, vecchio, malato, delinquente, ininfluente. Non sarà più solo un algerino immigrato a non ricevere ascolto, ma anche un cittadino italianissimo che è caduto, suo malgrado, nella condizione di un immigrato irregolare. Inventeranno tante strutture, quante necessarie, per rinchiudervi dentro chi non conta più. E continueranno a parlare di democrazia, di rispetto, di partecipazione.

30 ottobre 2008

Lodo Alfano,anche gli immigrati vogliono firmare

di Massimiliano Vigo - membro del Direttivo del Circolo di Montecchio Emilia

Cari compagni, sabato e domenica scorsi sono stato impegnato, con altri compagni, nella raccolta di firme per il referendum abrogativo del lodo Alfano, raccolta che tra l’alto è andata ben oltre le più rosee aspettativa iniziali.

Al di là della soddisfazione per i nudi e crudi dati numerici due fatti mi sono particolarmente rimasti impressi; il primo è la faccia stralunata ed inebetita di un ventenne firmato da capo a piedi che al mio invito a firmare per il referendum contro il lodo Alfano mi ha risposto testuali parole: - Ma io questo signor Lodo Alfano non so neanche chi sia-

Per contro ricordo con piacere ma con molta amarezza molti extracomunitari che, carta di identità alla mano, chiedevano, pur non essendo cittadini italiani, di poter firmare dimostrando, tra l’altro, una conoscenza della tematica in questione che andava ben oltre il sentito dire o l’elementare informazione passata da giornali e media in genere .

Mi sono sentito molto in colpa per aver negato a queste cittadini che lavorano, producono, pagano le tasse, sono sfruttati e muoiono sui posti di lavoro, anche solo il diritto di esprimere la propria opinione su un problema che non è solamente di noi italiani ma che riguarda il più basilare e generale concetto di democrazia: l’eguaglianza (e non solo quella davanti alla legge).

Se avessero firmato comunque, le loro firme sarebbero state annullate in sede di verifica, così come quelle di molti italiani, per mancanza dei requisiti necessari, ma si sarebbe almeno permesso loro di sentirsi attivamente partecipi e più vicini a quella parte di italiani che si stanno battendo per porre un freno al potere dilagante di un governo fascista e razzista.

30 luglio 2008

Approvato OdG sulla raccolta di impronte ai bambini Rom

Di seguito l'odg proposto da Giovanna Bronzoni (margherita-PD) relativamente alla proposta di raccolta delle impronte digitali ai bambini Rom.

L'OdG è stato approvato con il voto favorevole nostro e del PD.

ORDINE DEL GIORNO

Premesso che:

- il ministro Maroni ha presentato un disegno di legge che prevede la schedatura dei Rom e dei Sinti presenti sul territorio nazionale, tramite la rilevazione delle impronte digitali;

- questa rilevazione e' rivolta a bambini e, comunque, a tutti i minori Rom e Sinti;

- la rilevazione delle impronte digitali, nel nostro ordinamento, e' esclusivamente prevista per i criminali;

- questa rilevazione, cosi' come presentata, viola la nostra Costituzione;

- questo strumento, inoltre, lede palesemente i principi affermati dalla Convenzione Internazionale per i Diritti del Fanciullo promulgata nel 1989 dall'Onu e ratificata dallo Stato Italiano.

Per tutti questi motivi

si condanna

apertamente questo provvedimento, che il governo presenta come strumento di tutela nei confronti dei minori Rom e Sinti, ma che, in realta', e' discriminatorio, violento e proprio dei regimi dittatoriali;

si condanna

con coraggio il suddetto provvedimento, poiche' la schedatura di un minore viola la dignità umana
si invitano

tutte le forze democratiche a censurare con vigore queste forme di razzismo, contrastanti fortemente con una vita civile e democratica.

30 maggio 2008

Sorvegliare e punire

di Stefano Galieni, responsabile Immigrazione Prc

I 12 articoli delle “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” varate pochi giorni fa dal nuovo governo, rappresentano da un lato l’ennesimo salto in avanti per quella che Bauman chiama “Fabbrica della paura”, dall’altra si muovono in terribile perfetta continuità legislativa e culturale con quello che accade nel paese da almeno due anni, ma le cui radici vengono da molto lontano. Sono il segno di una sconfitta, non solo politica e di una mutazione antropologica lenta e apparentemente irreversibile: un paese che, in maniera diversa a seconda delle aree geografiche, si scopre ricco e opulento, timoroso di perdere piccoli limitati e precari privilegi e che anche per questo costruisce il modello di un nemico interno, concorrente in una guerra fra poveri, da non includere a pari condizioni, da sfruttare come manodopera a qualsiasi costo.

L’immigrazione è questo, è sempre stata questo nelle varie forme di legislazione che si sono succedute in materia, oggetto e non soggetto, problema e non parte attiva della società, “fenomeno”, a seconda della maggiore o minore spudoratezza, da governare, controllare, reprimere, cacciare, rinchiudere, limitare. Le misure governative, accolte con tiepida critica dalla sedicente opposizione – per alcune norme il PD ha soltanto affermato “lo avevamo detto prima noi” – sono il precipitare dei patti per la sicurezza sottoscritti un anno e mezzo fa sulla spinta di sindaci di diverso segno politico e tradotti in risorse economiche, in poteri discrezionali delle autorità locali, in ordinanze antipoveri emanate da zelanti amministratori, nell’espandersi impunito delle ronde di quartiere – che siano esse padane o di nero vestite poco cambia. Misure che hanno seguito, assecondato e accompagnato una ideologia che è divenuta senso comune, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese, risposte propagandistiche, inefficaci nel merito e nel metodo, ma rassicuranti in un contesto incattivito e prigioniero di ben altre insicurezze, risposte facili e draconiane a problemi da affrontare con strumenti migliori di cui gli aspetti repressivi non possono costituire l’asse portante.

Quello che è stato partorito nella nuova era berlusconiana va affrontato per ciò che è: una sommatoria di misure inutili, costose e destinate a provocare effetti negativi nella vita dei cittadini, autoctoni e immigrati.

Bastano alcuni elementi di buon senso per comprendere il baratro in cui questo percorso ci conduce.

1) Rendere reato la clandestinità Ha un duplice effetto: da una parte istituzionalizza l’equazione clandestino = delinquente, concetto ormai culturalmente dominante, dall’altra provocherà un intasamento del lavoro di tribunali e penitenziari. Se venisse applicato alla lettera – anche escludendo quelle categorie lavorative che si vogliono forse regolarizzare, badanti ma non solo – occorrerebbero vaste operazioni di rastrellamento e strutture per rinchiudere centinaia di migliaia di persone (molti minori), migliaia di giudici che invece di occuparsi di robetta come i reati finanziari, le grandi organizzazioni criminali, le violenze da branco, ecc… Ma il popolo si sentirebbe più “sicuro”. Certo, scarseggerebbe forse la manodopera di bassa lega, ma fino ad un certo punto. Tenere braccia pronte a lavorare, in condizioni di totale invisibilità e ricattabilità, renderebbe molto più competitivi certi settori economici. Poco vale il paragone fatto con altri paesi europei dove la pena è amministrativa, più mite e il divieto di reingresso dopo l’espulsione è di 3 e non di 10 anni. Per inciso il reato sarà introdotto con un disegno di legge apposito – e quindi discusso nel silenzioso parlamento – la pena prevista è variabile da 6 mesi a 4 anni.

2) Pene più pesanti. Anche qui si va incontro ad un sentire comune (un reato, anche il più abietto), se commesso da uno straniero – meglio se “clandestino” – è già considerato più grave di eguale delitto commesso da autoctoni. Ora la legge fa propria la logica dei media. Il reato del “clandestino” è punito con l’aggravante della clandestinità, in pratica essere irregolari rende già diversi davanti alla legge. La pena è aumentata di un terzo.

3) Espulsioni. Con queste misure si potrà espellere immediatamente chi ha una condanna ad una pena superiore ai 2 anni (oggi è di 10). In quest’ordine entrano gran parte dei reati minori (anche la vendita di oggetti contraffatti o il commercio abusivo). Tanti i dubbi: a quale grado di giudizio scatta l’espulsione? E’ corretto permettere che una persona, magari condannata per reati gravi non sconti la pena ma ricada sul paese di provenienza da cui potrà ripartire in ogni momento? Quanto e come potranno essere esecutive tali espulsioni visto che capita sovente di persone che restano anni e anni in carcere prima di essere identificate?

4) Cpt. Prima ancora che l’Unione Europea approvi in parlamento una specifica direttiva si porta a 18 mesi il limite massimo di trattenimento nei centri che diventano ora “Centri di identificazione e espulsione”. Anche qui alcuni calcoli: i posti disponibili per ora nei centri sono 2500 e permettono di recludere circa 16 mila persone all’anno. Aumentando i tempi di trattenimento, diminuiscono i posti disponibili e, al di là delle dichiarazioni di propaganda non sarà sufficiente la logica del raddoppio dei centri. Osservatori di diversi orientamenti politici hanno da tempo affermato il fallimento del sistema Cpt, gli stessi agenti di polizia sanno che o una persona viene identificata nei primi giorni successivi al fermo o non lo sarà mai. Con il risultato che – a meno di non appiccicare nazionalità e identità fittizie ai trattenuti – il 60% di chi è preso resterà 18 mesi in gabbia per poi essere rilasciato con un ineseguibile decreto di espulsione. 18 mesi di galera osceni e inutili che deprivano, incattiviscono. Chi ha conosciuto la condizione di alienazione di persone recluse per pochi giorni può immaginare facilmente come i centri diventeranno quotidianamente luoghi di rivolte, sommosse, atti di autolesionismo. Il tutto per svuotare il mare con un cucchiaino ed autocompiacersi di poter dimostrare di aver a che fare con dei “criminali”.

5) Poteri dei sindaci. Ha vinto la “linea Bitonci” dal nome del sindaco di Cittadella, linea sposata dai Cofferati, dai Dominici e dai De Luca in estrema tranquillità. Maggiori poteri sia amministrativi che di polizia: possibilità di sovrintendere ai registri di stato civile (di negare anche la residenza?), può operare per prevenire o “eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”. Inutile commentare.

6) Affittare casa a “clandestini” sarà considerato reato con sequestro dell’immobile, multa fino a 50 mila euro e pena da 6 mesi a 3 anni. Niente paura le galere non si riempiranno di palazzinari ma dei “regolari” che subaffittano i posti letto, in molte città inavvicinabili anche per studenti e lavoratori di italica stirpe.

7) Rimesse. Solo chi è regolare potrà mandare soldi a casa, i “Money transfer” saranno obbligati a chiedere il permesso di soggiorno e i documenti a chi invia risparmi. Chissà quanti “splendidi traffici in nero” potrà alimentare questa geniale idea.

8) Sono previsti poi tre schemi di decreti legge: il primo (antirumeni) per facilitare gli allontanamenti dei cittadini comunitari poveri e non graditi, il secondo per restringere l’accesso al ricongiungimento familiare ai genitori – se non provvisti di altri figli in grado di sostenerli economicamente – il tutto previo riconoscimento tramite test dna, il terzo, “dedicato” ai richiedenti asilo, vuole introdurre l’obbligo di residenza per il richiedente e il rimpatrio in caso di diniego anche a fronte di una richiesta di appello.

Misure inutili che però trovano il plauso della pubblica opinione che ormai ha individuato il nemico da eliminare. Non c’è certamente un nesso causale fra questi provvedimenti, il raid squadristico del Vigneto o la morte per mancanza di soccorso di un cittadino magrebino nel cpt di Torino, appena inaugurato. Non c’è, ma i due fatti di cronaca, nella loro brutalità, segnano un legame profondo fra nuove norme e humus culturale. Sono norme che giustificano e in qualche maniera contemplano l’idea che la giustizia sia un problema da affrontare in maniera individuale e la morte di una persona “clandestina” non sia poi così importante da far riflettere su un sistema che ha già prodotto tanti lutti. Un giorno, speriamo presto, guarderemo a queste leggi e a questi fatti con disgusto e vergogna, ora si tratta di rimettersi a lavorare, a sporcarsi le mani affinché il razzismo di stato non diventi religione imperitura.

24 aprile 2008

Il cuore dell'Emilia batte a destra e la Lega fa boom

di Sara Farolfi - da il Manifesto del 23/04/2008

«E' caduto il muro di Berlino con questo voto». Il secondo, quello che corre lungo il letto del fiume Enza, confine che simbolicamente delimita 'il nocciolo del sistema Emilia'. Martedì scorso la rossa terra emiliana, dove il Pd viaggia sopra al 50%, si è scoperta più verde. La Lega ha fatto il botto e alla desolata sede emiliana del Carroccio, a Reggio Emilia, quasi si sono spaventati. Poi, numeri alla mano, si sono messi in bocca parole d'occasione, pronti a cavalcare «la nuova via emiliana al leghismo». Leghismo senza guida, forse perciò persino più radicato. E leghismo senza corni, elmi o ampolle. Niente camice verdi, poco folclore e tanto pragmatismo, da buona scuola emiliana. Sabato scorso il Carroccio ha speso 300 euro per festeggiare nella piazza della città il successo elettorale. Lambrusco, ciccioli e salame per tutti, la piazza era piena. Tirava vento, e dall'alto della torre del municipio la bandiera italiana si è lacerata. Il rosso è volato via, «c'è un'aria nuova inutile negarlo».
Emilia paranoica
Il voto leghista fatica a vedersi. La cultura leghista invece trasuda da tanti discorsi, dal voto a sinistra come da quello a destra. «La gente è oppressa dagli extracomunitari, non ci sentiamo tutelati, forse siamo stati troppo permissivi negli anni, oggi non si può più negarlo, l'emergenza sicurezza c'è». Silvia ha 41 anni, parla veloce durante la pausa mensa fuori dai cancelli della Immergas di Lentigione (Brescello). «Ma tu hai votato Lega?», la interrompe Marco, delegato Fiom a Guastalla. «Ma che scherziamo?». Nella Bassa reggiana, tra i campi e le fabbriche la Lega ha preso percentuali a due cifre ma qui, come nei comuni montani, stupisce meno che altrove. «Anche gli immigrati votano Carroccio», sgrana i suoi occhi blu Mariella, 48 anni, delegata Fiom alla Immergas. «Si sentono minacciati e mi dicono 'mia moglie e i miei figli li ho già portati qua, adesso meno ne entrano meglio è'. C'è qualcosa che non va e la Lega lo intercetta». A Guastalla (Lega al 14%) sono i quadri sindacali a lamentare, il sabato mattina, la confusione in camera del lavoro: «Troppa gente, troppi immigrati che vengono per tutte le loro pratiche, non si riesce più a stare in pace». Il casìno, la lingua, perfino l'odore. Raccontano che «in alcune aziende è sempre più frequente la richiesta di spogliatoi separati, e a chiederlo è gente 'di sinistra': pensa cosa succede se dalla fabbrica passi al condominio». Paure e insicurezze fanno da cinghia di trasmissione di un rancore sociale montante, da Lentigione a Scandiano (dove la Lega ha preso il 9,50% dei voti), a pochi chilometri da Reggio. Anche sotto la rocca del Boiardo, paese natìo di Romano Prodi, la vita «con tutti questi immigrati, si è fatta insostenibile». Il voto a destra di Simonetta, operaia alla Immergas e tesserata Fiom, e quello a sinistra (arcobaleno) di Giovanni, pensionato di Scandiano, non sono così distanti: «immigrati e sicurezza, questo è il problema», ripetono entrambi. Gli stranieri vengono prima nelle graduatorie per il nido (i dati dicono invece che al nido entrano tutti); rallentano l'apprendimento nelle classi miste; e ottengono dall'Inps l'indennità per il ricongiungimento familiare. Senza urla, il rancore sociale in Emilia è più un sussurro, uscito allo scoperto con i risultati elettorali: educatamente (per ora) padroni a casa propria. «La Lega rompe un freno inibitore per chi, di sinistra, non potrebbe votare a destra», osserva Valerio Bondi, segretario della Fiom provinciale. E il voto a sinistra sembra resistere più che altro come inviolabile 'tabù'. Fino a quando?
La città e la fabbrica
Company town all'emiliana, il comune di Fabbrico (a una trentina di chilometri da Reggio Emilia) si snoda intorno ai confini della Landini, grande azienda che produce trattori: 6300 abitanti, quasi mille i dipendenti della Landini (tra cui 70 indiani, 400 meridionali), 470 gli iscritti al sindacato. Il Pd al 63%, il sindaco (di centrosinistra) eletto con l'83% dei voti, a Fabbrico la Lega ha preso 240 voti (il 7%), contro 133 della sinistra arcobaleno. Dentro e fuori la fabbrica, la convivenza tra le tre comunità (fabbricesi, indiani e meridionali) scricchiola, fabbricesi contro immigrati, meridionali contro indiani. In fabbrica per esempio si è sempre concordato il fermo del martedì dopo il lunedì di pasquetta, come anche la modifica dell'orario di lavoro per i mondiali di calcio. Oggi i fabbricesi protestano e polemizzano: «Ma perchè devo utilizzare le mie ferie, o cambiare d'orario, per fare un favore ai meridionali?». Paolo, Luca e Sergio, una vita in fabbrica, delegati sindacali Fiom in azienda, non hanno dubbi: «Quello alla Lega non è un voto di protesta. Quindici anni fa forse, ma oggi la Lega prende piede nelle nostre zone e se continua così, è destinata a crescere». Voto che dice del disagio, del malcontento, di un tessuto sociale in crisi (la popolazione di Fabbrico è crescita del 20% nel giro di dieci anni) che lentamente sembra sgretolarsi. «Oggi è il quotidiano che conta», gli operai vivono solo per «la pilla», come si dice da queste parti. E la Lega è sul quotidiano che dà risposte. «Se ora che sono al governo riescono a mettere anche soldi in busta paga - dice Sergio - sarà ancora più difficile». Discutere dei problemi in maniera collettiva sembra diventato impossibile. Le adesioni sindacali sono alte ma ondivaghe: «Se rispondi alle loro domande (degli operai ndr), bene. Altrimenti, tanti saluti». E questo vale anche per il voto leghista: «Non è lo sposare un'idea, ma la risposta a un bisogno, e l'utilità di quella risposta in quel dato momento». Il sindacato viene visto e talvolta utilizzato come uno strumento di potere, e la fabbrica - anche una altamente sindacalizzata come la Landini - è diventata «l'arte di arrangiarsi individuale». «Nessuno lo dice, ma qualcuno la Lega dovrà pure averla votata», conclude Sergio. E il Carroccio, anche a Fabbrico, ha ringraziato. Attaccando adesivi verdi sulla porta del municipio, e con gazebo in una piazza vicina per festeggiare i risultati. La musica suonava «va pensiero».
I nuovi no global
Quello leghista è un voto trasversale, tra giovani, operai, pensionati, ceto medio e borghesia. Il Carroccio ha preso voti dalla destra, dal centrosinistra e anche qualcuno dalla sinistra arcobaleno (ma ad un vero e proprio travaso dalla sinistra al Carroccio quasi nessuno crede). Angelo Alessandri, presidente della federazione leghista, fino all'altro ieri un perfetto sconosciuto, sarà forse candidato sindaco al comune di Reggio Emilia. In città come «al matt», nella sede del Carroccio (che conta 400 iscritti) è «il D'Alema leghista». Giacomo Giovannini, il segretario cittadino del Carroccio, ha le idee chiare: «La globalizzazione è conflitto tra territori, non più tra operaio e padrone, e il Pd è un dinosauro, grande corpo e piccola testa. Ha vissuto di rendita, ora se ne accorge, ma forse è troppo tardi». Sulla parete dietro di lui spicca incorniciato un ritaglio di giornale: era il 1975, e Guido Fanti diceva della necessità di una «macroregione padana», «un po' quello che oggi propone Cofferati».
Se cade il tabù
Quando due anni un marocchino fu brutalmente pestato da tre carabinieri di Sassuolo, a Reggio ci fu una raccolta firme. In solidarietà con i carabinieri. «Campanello d'allarme di un voto che oggi è decisamente strutturato», dice Francesco, giovane titolare di un'azienda di servizi per la formazione, associata a Confindustria. Due anni fa l'assessorato all'immigrazione del Comune ha cambiato nome ed è diventato l'«assessorato all'immigrazione, sicurezza e coesione sociale». Vicino alla stazione ferroviaria, che nell'immaginario cittadino e nei resoconti dei giornali è diventata una specie di Bronx, è nato il 'Centro risoluzione conflitti'. Reggio Emilia è, in tutto il paese, la città che ha registrato il maggiore aumento di popolazione negli ultimi anni, spiega Matteo, giovane ricercatore all'Università di Modena e Reggio Emilia. E' anche tra le prime tre province italiane che hanno assorbito il numero maggiore di quote di immigrazione. Gli immigrati (comunitari e extracomunitari) costituiscono il 13% della popolazione, la percentuale più alta dello stivale, dice Adil, che lavora per il centro interculturale del Comune. Reggio Emilia è l'unica città italiana entrata in un programma europeo sulle città interculturali. La maggior parte della popolazione immigrata (che per metà è donna) lavora, in fabbrica, nei campi o nei servizi alla persona. «La trasformazione è potente, la Lega dà risposte, e la sinistra non ne parla», conclude Adil. Quattrodici anni fa il primo consigliere eletto con i voti della Lega fu un medico siriano, a Scandiano: si dimise dopo 4 anni, scoprendo che la Lega era razzista.

10 marzo 2008

Evviva i clandestini in Italia dove fratellanza è morta

di Piero Sansonetti - da Liberazione del 9/3/2008

Ieri si è saputo che una signora moldava, Victoria, di 28 anni, immigrata clandestinamente in Italia, che lavorava come badante nella casa di due anziani italiani a Venezia (percependo uno stipendio di 700 euro al mese), è riuscita a salvare una dei sue due datori di lavoro, la signora Angela Viviani, 88 anni, che era rimasta stordita nel sonno da una fuga di monossido di carbonio. Il marito Umberto, di un anno più vecchio, non ce l'ha fatta. La signora Angela ora è in ospedale, sta meglio. E' in ospedale anche Victoria, intossicata. Però lei è piantonata. Perché la polizia, che è intervenuta dopo l'incidente, chiamata proprio da Victoria, si è accorta che la giovane moldava è clandestina e dunque va punita, tenuta agli arresti, processata e poi espulsa.
Nel vangelo dei cristiani c'è scritto che Victoria è nostra sorella . Nel nostro gergo di gente di sinistra si usa la parola compagna . Per la legge italiana invece Victoria è semplicemente clandestina e quindi autrice di reato. Se ne frega, la legge italiana, di tanti particolari, tra i quali il coraggio di Victoria che ha salvato Angela.
Ieri mattina ho visto sui muri di Roma un manifesto di Forza Italia, o forse del partito delle libertà - insomma, dei berlusconiani - che baldanzoso proclamava: «Con noi non avrai più un clandestino alla porta di casa». Se Angela non avesse avuto la clandestina oltre la porta di casa, ora sarebbe al cimitero.
Il cinismo feroce, la codardia di quelli che fanno la campagna elettorale promettendoci la sferza contro i nostri fratelli o compagni stranieri che non hanno un permesso di soggiorno, ci da la misura di quanto già sia stata secca, devastante, la svolta reazionaria nel senso comune italiano. Dicendo una oscenità come quella che è scritta nel manifesto del Pdl, loro pensano di prendere voti. E hanno ragione. Tanto che il Pd, con qualche eleganza in più, li insegue.
Il Pd però dice (e anche talvolta il Pdl, e spesso la Lega, e persino qualche persona di sinistra): «Noi non abbiamo nulla contro gli stranieri autorizzati, che lavorano e spingono la carretta. Ma la caccia al clandestino è giusta...».
Dimentichiamoci un momento i toni da Ku Klux Klan di queste campagne. Pensiamo solo al ragionamento che sta dietro la rivendicazione «regolare sì-clandestino no». Qual è il ragionamento? E' questo: se vengono qui a lavorare per noi, e lo fanno bene, e a buon prezzo, accettando di svolgere i servizi che gli italiani disdegnano, bene, accogliamoli. Perché? Ci servono. «Servono» non solo nel senso che sono utili, ma che sono servi. Altrimenti è giusto cacciarli. Il migrante è buono solo se «serve». Non esiste di per sé, esiste in funzione nostra.
Nessuno è sfiorato dall'idea che l'immigrazione non può essere solo un fenomeno di utile «asservimento», o un problema di convenienza; ma che è il drammatico risultato della fuga di massa di popolazioni grandissime, e poverissime, che il distorto sviluppo del pianeta - e la «rapina» di ricchezze, imposta, con le armi, dall'occidente - ha ridotto alla fame nera, alla disperazione. A nessuno viene in mente che la civiltà cresce solo se riesce ad accettare il concetto di collettività, e poi di genere umano, e che i principi sacri della rivoluzione francese ancora non sono stati superati da nessuna delle teorie politiche moderne (di Berlusconi, o di Veltroni, o di Bossi o di Sarkozy... ). E i principi sono quelli: libertà, uguaglianza, fratellanza (o fraternità, o sorellanza, come dicono le femministe). Voi conoscete dei partiti politici, degli «enti», degli opinionisti, oggi, che considerino come fondante della civiltà il termine fratellanza? Al momento, a insegnarcelo, è venuta Victoria. Non c'è da stupirsi se l'hanno incarcerata.

07 dicembre 2007

Molto rumore per nulla

“Molto rumore per nulla” è il titolo di una commedia teatrale scritta da William Shakespeare in cui l'elemento giocoso si fonde a quello tragico e lo sviluppo della trama propone di sviare la storia dall'”happy end” cui tuttavia, alla fine, volge. Si potrebbe dare lo stesso titolo al polverone sollevato dalla Lega Nord a proposito dello spostamento del luogo di culto che sarà affittato alla comunità musulmana montecchiese. L’elemento “giocoso” della nostra storia è la presenza dell’europarlamentare Borghezio a Montecchio per effettuare un sopralluogo al prefabbricato TAV per certificare chissà quale impedimento al ritrovo di via S. Rocco e l’elemento tragico è la strumentalizzazione della Lega che a livello locale tenta di gettare benzina sul fuoco.

È innegabile che sempre di più stia dilagando una forte percezione di insicurezza che non si può imputare, come fa qualcuno, alla presenza di migranti; il crescente malessere non proviene solo dall’esterno, anzi. L’insicurezza che si è progressivamente appropriata delle persone negli ultimi anni dipende soprattutto dall’incapacità di trovare una stabilità sociale certa. Sempre di più è difficile avere un lavoro e uno stipendio che permetta una progettualità di vita a medio-lungo termine. La precarietà del lavoro, salari e pensioni insufficienti, infortuni e morti sul lavoro, welfare e servizi sempre più merce e sempre meno diritti creano quella instabilità personale che, in un contesto collettivo, porta ad una sempre maggior diffusa percezione di insicurezza.

In una siffatta situazione, è ovviamente più semplice trovare nelle fasce più deboli e marginali il capro espiatorio che cercare di individuare e risolvere i problemi alla radice.

La mercificazione dei lavoratori attraverso le forme del precariato e la mercificazione dei diritti conseguenti le esternalizzazioni dei servizi e lo storico passaggio da “cittadini” a “consumatori” hanno comportato una progressiva e inesorabile riduzione della qualità della vita in larga parte della popolazione, in particolare nelle sue fasce più deboli quali giovani e giovanissimi, anziani e migranti. L’individualismo e l’opportunismo personale ha negli ultimi decenni lentamente preso il posto dell’interesse collettivo e della solidarietà sociale comportando una guerra tra poveri. In un paese in cui milioni di persone cercano di sopravvivere con meno di mille euro al mese, in cui il 60% circa dei nuovi contratti di lavoro è costituito da contratti precari senza prospettive e diritti, in cui ogni anno vi sono quasi 1500 morti e centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro e in cui l’80% delle violenze fisiche avviane in famiglia, siamo ancora così sicuri che il problema sia l’affitto di uno spazio adibito a luogo di culto ?

È per noi evidente che c’è chi invita a guardare il dito invece che la luna, e tutto ciò accade anche a Montecchio: mentre si “bisboccia” su di un luogo di ritrovo già presente sul territorio invitando addirittura un europarlamentare, le cui gesta manifestatamente xenofobe sono sotto gli occhi di tutti e pare inutile ricordarle, molte famiglie che lavorano nel nostro comune passeranno un natale decisamente più rattristato dall'incertezza di un lavoro precario o dal timore di perdere il lavoro e di finire in un insanabile vortice di insicurezza. Crediamo fermamente che sia il caso di iniziare a guardare la luna.

Rifondazione Comunista è disponibile a confrontarsi con chiunque sia deciso a lavorare per risolvere i problemi e non ad acuirli.
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

Economia e Politica