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08 aprile 2009

«Ma quali grandi opere? Pensino alla sicurezza»

di Angela Mauro - da Liberazione del 7 aprile 2009

«Basta parlare di grandi opere! Sfruttiamo questa tragica occasione per realizzare l'unica grande opera necessaria in Italia: quella di mettere in sicurezza il nostro territorio». Paolo Berdini, urbanista e docente all'Università romana di Tor Vergata, guarda al dramma abruzzese e conclude che in Italia non cambia mai nulla. Affermazione banale, luogo comune tra i più qualunquisti eppure purtroppo calzante, carico di una sua verità impossibile da ignorare, amara visto che si tratta di evitare catastrofi. Perchè, è il ragionamento di Berdini, l'Italia ancora non se lo mette in testa di essere un paese a rischio sismico.

Terremoto di Messina e Reggio Calabria, 1908, quasi 100mila morti. Terremoto dell'Irpinia, 1980, quasi tremila morti. Due voci di una lunga lista. Ora l'Abruzzo. Il governo dice che non si poteva prevedere. Ma prevenire per arginare i danni si può?
Ci sono leggi nazionali anti-sismiche e sulla sicurezza del territorio, fatte apposta per evitare di costruire su zone a rischio frane o esondazioni. Vengono messe in discussione in continuazione. L'ultimo tentativo è andato in scena poco tempo fa, con la deroga rispetto alle norme paesaggistiche inserita nel piano casa...

Grazie al pressing delle Regioni, quella deroga è stata eliminata.
Sì, ma il punto è che questo governo ci aveva provato a cancellare leggi di difesa del suolo che dovrebbero essere un pilastro per un paese civile.

Dopo la tragedia, qual è il suggerimento da dare al governo?
Sfruttiamo quest'occasione per mettere da parte le grandi opere e per destinare fondi all'unica vera grande opera necessaria: quella di mettere in sicurezza un territorio devastato da costruzioni non a norma. Non è possibile assistere all'evacuazione di ospedali costruiti 15-20 anni fa! All'Aquila è crollata una casa dello Studente! Trattasi di strutture pubbliche. Si provi per una volta a guardare lontano. Ospedali e scuole dovrebbero essere il fiore all'occhiello di un paese civile. Invece, in Italia, l'80 per cento degli edifici scolastici è fuori norma. Investire su questo sarebbe veramente un fatto straordinario. Se non si investono così i soldi pubblici, dove e come si dovrebbero investire? Solo per salvare le banche? Il pubblico deve esserci per queste materie.

In Abruzzo sono crollati anche edifici in cemento armato. Un giudizio da tecnico: è normale che succeda?
Io mi chiedo innanzitutto come mai edifici costruiti di recente crollino. Il perchè si spiega facilmente nel nostro paese, purtroppo. C'è una scarsa cultura del controllo in Italia. Abbiamo ottime leggi anti-sismiche, ma nella concessione delle autorizzazioni, nei controlli su come vengono realizzati gli edifici, vengono ignorate. Come dire: si chiude un occhio o addirittura due. E torno al piano casa: l'idea iniziale del governo era di permettere allargamenti degli immobili con la semplice comunicazione di inizio dei lavori, senza tener conto delle leggi di tutela del territorio e dunque anche di sicurezza degli stessi stabili. E' una questione di cultura, è quella che sto denunciando.

Magari dopo questa tragedia, staranno più attenti i governatori alle prese con nuove misure sull'edilizia da varare entro tre mesi, come da accordi con il governo...
Speriamo in un sussulto di civiltà. Ripeto: le nostre normative sono rigorose, ma il pubblico non fa i controlli. Quando ci decideremo a diventare un paese civile? Perchè gli altri paesi europei riescono ad esserlo e noi no?

Insomma, il nostro paese e i suoi governanti non hanno imparato nulla dai sismi che ci hanno sconvolto, l'ultimo quello in Umbria nel '97?
Assolutamente nulla. Anzi, mi viene da pensare che mentre in Umbria furono colpiti in particolare chiese e monumenti antichi, nel caso dell'Aquila parliamo di un pezzo di industria italiana, di un piccolo cuore produttivo del nostro paese, una città di servizio. Eppure crolla. Se questo è il modello su cui si regge, il paese significa che rischiamo veramente la bancarotta.

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