"Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada" Majakovskij

Visualizzazione post con etichetta Territorio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Territorio. Mostra tutti i post

27 luglio 2012

Lettera aperta a Ivan Bertolini, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori di Reggio Emilia

Egregio Presidente, 
Le scriviamo in merito alla sottoscrizione da parte del comune di Montecchio Emilia della Carta di Matera, promossa dalla vostra associazione. 
Ci piacerebbe conoscere le sue opinioni e la sua posizione rispetto alla programmazione che il comune sta prevedendo nella compilazione del nuovo Piano Strutturale Comunale, che verrebbe approvato entro la primavera 2013. Nonostante nel PSC siano espressi più volte concetti come “contenimento del consumo di territorio, specie di quello agricolo”, “modello di sviluppo a sostenibilità totale”, “tutela dell’ambiente naturale e delle sue risorse”, “salvaguardia delle risorse naturali”, lo stesso prevede diversi interventi che andranno a incidere notevolmente sull’attuale sistema agro-ambientale, a scapito anche di vaste aree da sempre destinate all’agricoltura; tali aree, tra l’altro, sono previste ad uso agricolo anche dall’attuale PRG. 
Ci pare che l’ampliamento di cava Spalletti, la realizzazione di una nuova enorme urbanizzazione in zona sud-ovest, una nuova tangenziale di 1,8 km, un nuovo centro commerciale in fase di ultimazione, una previsione di espansione dell’area industriale di 130.000 mq e un nuovo centro di ricerca, il tutto su terreni coltivati, stridano un po’ con le belle parole di cui è infarcito il PSC, ma soprattutto con i principi enunciati nella Carta di Matera. 
Che significato ha sottoscrivere in quest’ottica che “Occorre porre un freno ad un uso dissennato e confuso del suolo agrario soprattutto determinato dalle azioni non programmate delle opere di urbanizzazione, in particolare per centri commerciali e capannoni industriali”? Che cosa sono per voi le “azioni non programmate”? Tutto ciò che rientrerà nel nuovo PSC sarà per definizione programmato, nonostante diversi degli interventi sopra elencati, che prevedono la riconversione di aree agricole, non siano previsti nel vigente PRG. Questo è in coerenza con i propositi della Carta? 
Le parole “Occorre preservare l’agricoltura, il peculiare ed inconfondibile paesaggio agrario, oggi più che mai identificabile con il bene ambientale di tutto il Paese” hanno davvero senso in questo contesto? Cosa cambia se terreni agricoli siano all’interno o all’esterno di una tangenziale per essere destinati a nuove urbanizzazioni? Non sono ugualmente un bene ambientale preziosissimo ed esauribile? Cosa succederà quando saranno stati occupati tutti i terreni ancora presenti nella cosiddetta area urbana? Davvero dobbiamo pensare che non vi saranno ulteriori espansioni? O sono problemi da lasciare a chi verrà dopo di noi?
L’utilizzo di frasi ad effetto come “salvaguardia del terreno agricolo” in tale contesto, saccheggiano e svuotano di significato un principio che altri comuni italiani stanno portando avanti nei fatti con enormi sacrifici, come valore cardine delle loro programmazioni . 
Ci piacerebbe che ciò che avete sottoposto con successo alle amministrazioni comunali avesse un valore vincolante, senza la possibilità di essere sconfessato poi dai fatti. Si deve chiedere conto ai Comuni sottoscrittori di ciò che stanno programmando o la Carta di Matera diventerà solo un bel modo per distrarre i cittadini con parole eticamente pulite. Rimaniamo in attesa di una cortese risposta sperando di poter raccontare alla collettività che la vostra associazione lavora concretamente per garantire un futuro in cui beni inestimabili come agricoltura e paesaggio rimarranno al centro della nostra cultura perché c’è chi se ne prende cura.

30 giugno 2012

Alcune considerazioni sull'assemblea del 19 giugno sulla nuova tangenziale



150 metri  significa lontano dal fiume?
Siamo sicuri che i veicoli leggeri preferiranno fare il "giro dell’oca" piuttosto che tirare dritto per il paese?
L’idea di questa tangenziale nasce perché la viabilità del quartiere zona acquedotto non riuscirebbe a sopportare il carico del nuovo enorme quartiere che sorgerà in zona Greppia.
Si espande ancora la cava Spalletti e si realizzano sproporzionate urbanizzazioni per avere come vantaggio 1,7 km di strada. In pratica si devasta il territorio e si cementifica ancora su suolo agricolo per stendere asfalto, sempre su terreno agricolo. Questo vuol dire essere moderni? E’ benessere per la comunità questo?
Una strada a impatto zero è un prato senza strada.


Cittadini state tranquilli dovremmo farcela a pagare la strada. Dovremmo.


I dati che certificano l’incremento esponenziale del traffico che passa per il centro derivano da un’indagine effettuata nel 2009 i cui dati sono stati aggiornati a spanne e da sondaggi effettuati di persona dal sindaco presso colleghi di lavoro.

25 maggio 2012

Riassesto idrogeologico e prevenzione

Le recenti scosse di terremoto che hanno sconvolto il tessuto sociale ed economico della zona tra Modena e Ferrara, arrivando a colpire, in modo fortunatamente più lieve, anche alcuni comuni della bassa reggiana, riportano di attualità alcune problematiche legate alle calamità naturali che di frequente colpiscono il nostro Paese.
Alluvioni e terremoti, negli ultimi anni, si sono portati via vite umane, attività produttive, elementi dell'identità del territorio. E come tutti sappiamo, il processo delle ricostruzioni non solo è lento ma troppo spesso infangato da inchieste giudiziarie che puntualmente arrivano e certificano speculazioni, corruzioni, appropriazioni indebite di denaro pubblico. La sensazione dei cittadini è che oltre al danno subito, arriva puntuale anche la beffa di tempi biblici e truffe per cui il ritorno ad una vita dignitosa è ulteriormente ostacolato.
Purtroppo le calamità naturali accadono e solo in parte sono prevedibili, ma tutti gli esperti sono unanimemente concordi nel sostenere che è necessario fare prima di tutto delle opere di prevenzione, di cura del territorio al fine, se non di evitare, almeno attenuare eventuali danni a cose e persone, e di fare quella necessaria formazione dei cittadini affinchè sappiano affrontare l'emergenza.
E' in considerazione di tutto ciò e, a maggior ragione, per quanto accaduto alcuni giorni fa a poco più di 50km da Montecchio, che Rifondazione Comunista chiederà quanto prima all'Amministrazione cosa fa e cosa ha eventualmente già fatto per prevenire che eventuali esondazioni dell'Enza o che un evento sismico di forte magnitudo creino danni ingenti o irreparabili e cosa fa rispetto alla sicurezza dei cittadini. Chiederemo se esiste un piano di evacuazione e qual è lo stato degli edifici pubblici, in particolare delle scuole.
Riteniamo, infatti, che se ci sono ancora cose da fare rispetto alla cura del territorio, alla manutenzione degli edifici pubblici, alla formazione dei cittadini, sia prioritario investire in prevenzione piuttosto che allargare il paese con nuove aree edificabili e con la nuova tangenziale, che, per altro, andrebbe ad inserirsi in modo "aggressivo" nel nostro paesaggio agrario e a pochi metri dal letto del torrente Enza.

10 maggio 2012

Montecchio​, un'altra tangenzial​e per togliere il traffico dal centro?



Nei giorni scorsi è stato presentato alla stampa il nuovo tratto di tangenziale, dopo l'approvazione in consiglio comunale dell'avvio dell'iter per i lavori.
In consiglio abbiamo già detto, attraverso la nostra consigliere Giorgia Riccò, che questa opera, con la quale ci offriamo di dare attuazione alla fantomatica via Emilia bis, che nessuna amministrazione ha mai voluto accollarsi, ci convince poco.
Le domande che poniamo pubblicamente al Sindaco sono: 
  1. A noi risulta che il traffico sia di 177 mezzi pesanti e 8 mila mezzi leggeri al giorno in ingresso/uscita dal paese. Perchè alla stampa si è parlato di 500 mezzi pesanti e 10 mila mezzi leggeri?
  2. Assunto che si possa fermare il traffico di mezzi pesanti attraverso il divieto di transito, come si pensa di deviare il traffico di mezzi leggeri che con la nuova tangenziale, sulla tratta Reggio-Parma (senza considereare il caso estremo della tratta S. Ilario-Parma) farebbero 5.14 km (4 rotonde) invece degli attuali 2.84 km (2 rotonde)?
  3. Perchè si vuole che Montecchio diventi il fulcro di una via Emilia bis, col rischi oggettivo che invece di allontanare il traffico da Montecchio lo si attiri?
  4. Non sarebbe meglio usare i soldi destinati per quest'opera che riteniamo inutile (perchè negativa nel rapporto costi/benefici) per la sistemazione delle reti stradali, ciclopedonali, fognarie e di canali del paese?
  5. Perchè, per ridurre il traffico privato, invece di aumentare le strade non si pensa a potenziare il servizio di trasporto pubblico (in provincia decisamente bistrattato)?
  6. Come è possibile appoggiare questa opera e contemporane sottoscrivere la carta di Matera in cui si dice che "Occorre porre un freno ad un uso dissennato e confuso del suolo agrario soprattutto determinato dalle azioni non programmate delle opere di urbanizzazione, in particolare per centri commerciali e capannoni industriali. [..] Occorre preservare l’agricoltura, il peculiare ed inconfondibile paesaggio agrario, oggi più che mai identificabile con il bene ambientale di tutto il Paese."?
Restiamo in attesa di risposte.

06 gennaio 2010

Rifondazione Comunista chiede fatti e non buone intenzioni

Giorgia Riccò, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale a Montecchio Emilia, ha presentato due interpellanze.
La prima riguarda lo stato della pubblicazione attraverso il sito internet del Comune di Montecchio Emilia di tutti gli atti pubblici del Consiglio Comunale, delle Commissioni, della Giunta Comunale.
Dopo aver tanto sbandierato la partecipazione e la trasparenza sul programma, nonostante le proposte di Rifondazione di attivarsi concretamente in tale direzione, a distanza di 6 mesi dalle elezioni, ancora l’amministrazione non è riuscita ad attivare ciò che di più semplice ci sia per rendere partecipi i cittadini della vita istituzionale.

La seconda è invece sullo stato dell'arte del “Piano per l'efficienza energetica degli edifici comunali". In sede di approvazioni del bilancio consuntivo del 2008, Rifondazine Comunista propose e il consiglio comunale (all'unanimità) approvò, impegnando dunque la giunta a partire dal 2008, ad avviare un piano di efficienza energetica degli edifici comunali con l'obbiettivo di minimizzare i costi delle utenze elettriche e di riscaldamento, di ridurre le emissioni di CO 2 e quindi l'inquinamento ambientale. Il primo passo di questo piano sarebbe stato l'affidamento ad una ESCo
(Energy Service Company) dell'incarico di redigere una diagnosi energetica dei principali edifici comunali (municipio, rocca, scuola dell'infanzia, ecc.) e un piano di ristrutturazione energetica.

In entrambi i casi, vi sono impegni ufficiali che sono rimasti buone intenzioni. Ma si sa, di buone intenzioni è lastricata la via per l'inferno...

02 gennaio 2009

Stop su Iride-Enia per rilanciare pubblico e partecipazione e ripartire dal territorio

di Nando Mainardi - segretario regionale Prc Emilia-Romagna

È opportuno un ripensamento sull'aggregazione Iride-Enìa anche da parte dei Comuni della nostra regione coinvolti in questo processo.
Nei giorni scorsi è emersa pubblicamente la richiesta di uno "stop" e, a quanto pare, di un rallentamento da parte dei Comuni di Genova e Torino per ragioni di carattere unicamente economico-finanziario.
Nelle attuali condizioni, in particolare dopo il calo del valore dei titoli quotati in Borsa delle multiutilities, l'operazione non sarebbe più economicamente conveniente per Iride.
Ancora una volta i temi della qualità dei servizi, del rapporto con i territori, dell'accessibilità delle tariffe, della tenuta dei livelli occupazionali sono assenti dall'agenda politico-istituzionale.
Tra l'altro nei consigli di alcuni Comuni dell'Emilia-Romagna verranno discussi nei prossimi giorni lo statuto e i patti parasociali relativi ad un'operazione - l'aggregazione Iride-Enìa appunto - di cui a questo punto non si conoscono nè il destino nè le condizioni.
È per questo opportuno e necessario un ripensamento che metta al centro il rilancio dei servizi pubblici locali e il rilancio di una prospettiva regionale.
È necessario che avvenga ciò che non è avvenuto fino ad ora: una discussione ed un confronto che coinvolga i Comuni dell'Emilia-Romagna, le forze politiche e sociali, i cittadini, i lavoratori. Le divisioni che attraversano il Partito Democratico emiliano-romagnolo su questo fronte dovrebbero far riflettere.
Anche Rifondazione Comunista chiede perciò uno stop, ma per ripartire dal rilancio del pubblico e della partecipazione.
Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Circolo "Lucio Libertini" Montecchio Emilia
prc.montecchio@gmail.com
Facebook: Prc Montecchio Emilia

Economia e Politica